Milan, per la prima volta al test del “voluntary fair play”

Se l’Uefa dovesse respingere il piano? Niente drammi. In questo caso si tratterebbe di sottostare al fair play “ordinario”. (Getty)

C’è sempre una prima volta. Quella del nuovo Milan cinese riguarda il fair play. Marco Fassone ha appuntamento a Nyon, a casa dall’Uefa, per un passaggio delicato. Ha preparato tutte le carte da sei mesi, le stesse che adesso deve mettere sul tavolo della commissione fair play per esplorare il primo test della storia del “voluntary agreement”.

Si tratta del piano finanziario agevolato che l’Uefa concede da questa stagione ai club che hanno cambiato proprietà nell’arco dell’anno solare. Marco Fassone proporrà a Nyon un business plan prudente, certamente molto più realistico di quello consegnato a maggio sull’onda delle indicazioni arrivate direttamente dalla proprietà cinese. In quel caso erano stati sovrastimati i ricavi in Oriente.

La dirigenza rossonera spera che la risposta della commissione europea possa tenere conto anche della storia del club. Il Milan è pur sempre il secondo club più titolato in Europa dopo il Real, e averlo tra le protagoniste della prossima Champion’s può far comodo anche dalle parti di Nyon. In questo caso la Uefa potrebbe avere un occhio di riguardo anche con il Paris St.Germain, sotto osservazione proprio per le spese folli dell’ultimo mercato.

E se l’Uefa dovesse respingere il piano? Niente drammi. In questo caso si tratterebbe di sottostare al fair play “ordinario”, quello tecnicamente chiamato “settlement”, che metterebbe la società di via Aldo Rossi nella condizione di ricevere un’ammenda che potrebbe variare dai 20 ai 50 milioni. In questo caso la spesa sarebbe condivisa anche con la vecchia proprietà, quindi con Silvio Berlusconi.

L’ipotesi migliore è che l’Uefa accetti il piano. Il Milan dovrebbe allora rispettare gli step della proposta. La terza via prevede un rinvio della situazione in primavera. I riflettori sono puntati sull’incontro dell’ad rossonero Fassone perché si tratta del primo caso assoluto di “voluntary”, destinato quindi a fare scuola. Per questo non è detto che la risposta da parte dell’Uefa sia immediata.

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