Milan, perché De Ketelaere non è il trequartista ideale per il gioco di Pioli

Il talento di Charles De Ketelaere non si discute, e aspettarlo è oggi un dovere per il Milan. Il club su di lui ha investito tanto e non solo a livello economico, considerando che i 35 milioni di euro rappresentavano gran parte del budget estivo, ma anche dal punto di vista d'immagine perché ha rappresentato, nell'estate post-scudetto, il colpo che avrebbe dovuto sostituire Franck Kessie cementando il ruolo di prima della classe per la stagione attualmente in corso. Fino ad oggi non è andata così e, con il passare dei giorni, appare sempre più evidente che, per come è impostato oggi il gioco di Pioli, l'ex Bruges non sia il trequartista ideale. 

TRIPLICE RUOLO - Per come intende il proprio gioco Stefano Pioli, il trequartista ha una triplice funzione. La prima è quella, inevitabile, di supporto alla prima punta sia in termini di assistenza che di vicinanza con tagli interni all'area di rigore. La seconda è quella di prima linea di pressing, insieme alla prima punta, sul regista avversario. La terza è quella del supporto alla linea dei centrocampisti in fase di ripiegamento, dato che questi ultimi, con una linea difensiva altissima pronta a scappare all'indietro, sono lasciati inevitabilmente più soli. Per questo, il trequartista di Pioli deve avere necessariamente attitudine al sacrificio, tanta corsa e zero paura, concedetemi il termine, nel lavorare nel traffico. Kessie, in questo senso era un maestro date le caratteristiche più da incursore che non da rifinitore.

DE KETELAERE SPAZIA TROPPO - Analizzando le heatmap delle partite di De Ketelaere e in particolare quella con la Dinamo Zagabria (positivissima per i rossoneri) in cui è sceso in campo per 52 minuti, emerge senza mezzi termini la sua propensione non solo a non andare ad occupare la trequarti, ma anche quella a decentrarsi verso i lati del campo per ricercare spazi e libertà nelle giocate.

È un dato che, in realtà, è endemico nella carrirera del belga perché anche al Bruges la tendenza stagionale a spostarsi dal centro del campo, dal traffico, verso gli esterni. 

IL GIOCO DI PIOLI - De Ketelaere, in sostanza, gioca più da seconda punta, o meglio da sottopunta che non da trequartista. O meglio, non da trequartista dinamico come richiesto da Pioli. Anzi, per come intende il gioco l'allenatore rossonero, con gli esterni a piedi invertiti chiamati a "pestare" il più possibile la linea laterale, (dialogando poi con i terzini in sovrapposizione per guadagnare l'interno) un trequartista che va a decentrarsi in fascia va a sovraffollare gli spazi creandone altri che, per essere riempiti, costringerebbero i due centrocampisti a 'svuotare' la mediana e creare pericoli in casi di ripartenza. Anche per questo il De Ketelaere di oggi sta facendo fatica in rossonero. Il Milan ha investito tanto su di lui, dovrà essere Pioli a trovare una nuova chiave per farlo rendere al meglio.