Milan, Pioli: "Spero aprire un lungo ciclo. Ho parlato con Ibra: mi ha detto di stare tranquillo"

Francesco Manno
90min

L'allenatore del ​Milan,  Stefano Pioli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera. Ecco le sue parole, incentrate ovviamente sull'arrivo di Ibrahimovic in rossonero:


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Cosa pensa dell'acquisto di ​Ibrahimovic ?

"Zlatan è un guerriero, un leader, un giocatore carismatico che ha grande senso della responsabilità e grande voglia di vincere. Sarà di stimolo per tutta la squadra, il suo apporto sarà fondamentale. Essendo la squadra più giovane del campionato qualche limite a livello di cattiveria agonistica l’abbiamo riscontrato. Ibra è quel tipo di giocatore, di persona e di leader che potrà aiutarci a colmarlo. Ringrazio la proprietà. Gazidis, Maldini, Boban e Massara hanno lavorato tanto durante le feste”.


Cosa può dare dal punto di vista tecnico-tattico?

Stefano Pioli
Stefano Pioli

“Sa fare tutto, sa mandare in gol i compagni, sa occupare bene l’area, saprà essere il punto di riferimento della nostra fase offensiva. L’ho sentito al telefono, è molto carico, non vede l’ora di allenarsi con noi, come io di averlo. Cosa mi ha detto al telefono? Gli ho dato il benvenuto, si è informato sulle condizioni della squadra, sui prossimi allenamenti, sulle prossime situazioni da affrontare. Mi ha detto: mister stai tranquillo che sto bene”.

Come si fa a superare la batosta presa a Bergamo?

“Con la voglia di riscatto, perché abbiamo finito il 2019 nel peggior modo possibile. Ibra ci dà un motivo in più per essere positivi. L’urgenza da affrontare nel 2020? Dobbiamo diventare più concreti. Siamo costretti a fare un volume di gioco troppo elevato per vincere, siamo una delle squadre che in percentuale sfrutta meno le occasioni create. È un limite grosso, abbiamo lasciato 3-4 punti per questo”.

Perché non le piace essere definito "normalizzatore"?

“E’ il concetto ci mettere un’etichetta che non mi piace. Vengo descritto come tipo più distaccato di quello che sono, sono molto più passionale, vivo di emozioni, di entusiasmo. Ma a volte mi sembra che si confonda l’educazione e il rispetto con la mancanza di personalità, o che per essere un bravo allenatore si debba essere arroganti”.

A Milanello cosa ha fatto per motivare i suoi?

“Gli stimoli sono diversi da settimana a settimana. Può essere la sintesi della nostra ultima prestazione, una nostra caratteristica o una degli avversari. Anche una dichiarazione, che può far arrabbiare i miei. Io leggo le interviste dei grandi coach, uso spesso allenatori di altre discipline, soprattutto pallavolo e basket, trovo che abbiano una grande capacità di comunicazione. Adesso a Milano è arrivato Ettore Messina, spero di incontrarlo. In passato ho preso tanti spunti da Julio Velasco”.

Stefano Pioli
Stefano Pioli


Secondo Allegri gli schemi contano poco: è d'accordo?

“Sono completamente d’accordo a metà con Allegri. E’ vero che il grande allenatore è quello che sa leggere la partita, che riesce a intervenire con i cambi o le direttive giuste, e che i giocatori di qualità sono quelli che fanno vincere, ma penso che la preparazione alla partita, a livello tecnico-motivazionale, sia altrettanto importante”.


Le piacciono i progetti a lungo termine?

“Sì, tanto. La mia esperienza più duratura è stato a Bologna due anni e mezzo. Mi piacerebbe allenare una squadra 4-5 anni, perché c’è tanto da creare come spirito, come cultura. Non si può fare a meno dei risultati, ma credo che la difficoltà maggiore sia la valutazione degli obiettivi a inizio anni: perché se pensi che la tua sia meglio di quello che è, diventa difficile centrare gli obiettivi e di conseguenza tenere l’allenatore. L’allenatore fortunato è quello che va in una società che ha un giudizio realistico degli obiettivi della squadra”.

Cosa le ha chiesto il Milan?

“A me la società ha chiesto di fare il massimo per raggiungere gli obiettivi più alti possibili. Non mi ha chiesto per forza la Champions, ma di sfruttare i giocatori a disposizione, consapevole di avere una squadra con qualità”.

Qual è il ruolo migliore per Paquetà?

“Nessun dubbio, è una mezz’ala. Lavora con impegno e generosità, ma deve diventare più determinante: che significa che o fa gol o deve far fare gol”.

Piatek rischia di deprimersi dopo l'arrivo di Ibra?

“Se giochi nel Milan e arriva un giocatore di qualità devi essere stimolato e contento: più sono e più si alzano le possibilità di vincere”.

Quali sono le differenze tra Inter e Milan?

“L’Inter è una squadra molto più esperta, con dinamiche definite, quindi ancora più difficili da cambiare. Qui ho trovato una squadra più giovane, più aperta, direi più malleabile

Cosa augura al Milan in vista del nuovo anno?

“Di vivere assieme un 2020 migliore. E chissà che non nasca qui il mio ciclo lungo”.

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