Milanese a CM: 'Multe, ritiri e tempo tolto, uso il metodo Gaucci! Juve-Inter ‘98 e il rigore su Ronaldo? Vi dico tutto’

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Oggi è il direttore sportivo della Triestina, tra gli Anni '90 e 2000 era un terzino sinistro che andava su e giù come un treno. "Sei stato uno dei più forti" ci scrive qualcuno in chat durante la nostra diretta Twitch. Mauro Milanese fa spallucce e se la ride: "Lo ringrazio, ma erano gli anni di Maldini. Dopo Cabrini e prima di Grosso, purtroppo, credo che Paolo abbia 'seppellito' tutti noi normali e modesti terzini di Serie A".

QUEL PERUGIA-JUVE - Vecchi ricordi di campo, di quando sotto la pioggia di Perugia ha tolto uno scudetto alla Juventus nel 2000: "C'era un acquazzone incredibile, la Juve perse la partita che diede lo scudetto alla Lazio (1-0, gol di Calori, ndr). Si disse anche che Gaucci ci avesse minacciato se non avessimo dato il massimo, ma in campo c'erano tanti top player ed era difficilissimo fare risultato".

IN RITIRO CON GAUCCI - "Ricordo un'altra gara con la Juve: stavamo vincendo 1-0 a Torino, nei minuti finali i bianconeri pareggiarono e Zidane segnò il 2-1 per loro. Un risultato che tutto sommato ci poteva stare, ma Gaucci nello spogliatoio fece lo show: 'Maledetti, ve la siete venduta!'. Senza pensare che se così fosse stato davvero, non sarebbe arrivato un gol all'ultimo minuto. Fatto sta che quel giorno ci mandò a ritiro a Norcia dicendoci: 'Non vi faccio cambiare nemmeno le mutande, ci resteremo finché non vincerete la prossima partita'. Noi guardammo il calendario: Perugia-Milan, Lazio-Perugia... ci chiedevamo quando avremmo vinto. Era un presidente folkloristico, ma aveva una rete scouting importante grazie alla quale comprava giocatori in Serie C e li rivendeva in Serie A".

GLI INSEGNAMENTI - "In cinque anni a Perugia il presidente Gaucci mi ha insegnato molto. Ha saputo prendere il meglio da ogni giocatore, era una squadra che riusciva a infastidire quelle che allora erano considerate le sette sorelle. E oggi ho capito che su alcune cose aveva ragione: quando al giocatore gli si dice che il risultato è importante per i tifosi, per la città... sono frasi che gli entrano in un orecchio ed escono dall'altro. Se invece gli si tolgono soldi e tempo, viene toccato sul personale ed è determinato davvero a dare il massimo. Il calcio è uno sport di gruppo, ma alla fine siamo tutti un po' egoisti. E i calciatori anche tirchietti: le multe e il tempo libero tolto fanno male. Questo è uno degli insegnamenti che ha lasciato a me, Goretti, Sogliano, Petrachi... tutti ex suoi allievi".

IL MILANESE DIRIGENTE - "Oggi per colpire un giocatore si può diventare più severi sugli orari, gli si può far fare qualche allenamento in più, fargli guardare più partite per capire dove sbaglia, andare in ritiro un giorno prima... levargli il tempo libero e fargli capire che per una società vincere o perdere non è la stessa cosa. Alcune volte i presidenti investono su giocatori nei quali credono, per poi rimanere delusi dal loro atteggiamento. E io questa cosa non riesco a perdonarla; un passaggio o un cross si possono sbagliare, ma dentro bisogna avere la voglia di spaccare. Quando invece vedo la svogliatezza mi bolle il sangue".

MORATTI - "Era un presidente generoso e innamorato dell'Inter. Mi ha fatto giocare con Ronaldo il brasiliano, il calciatore che ha segnato un'epoca: i bambini si rasavano la testa come lui, in tanti compravano gli scarpini argentati come i suoi. La prima volta a San Siro c'erano 60.000 persone e la società ha dovuto bloccare le vendite dei biglietti. Era un giocatore che, oltre a farci vincere la Coppa Uefa quasi da solo, ci ha aiutato tanto. Bastava che toccasse il pallone per far alzare tutti in piedi. Moratti ha portato giocatori importanti, soffrendo come un tifoso se il risultato non arrivava".

RONALDO VS IULIANO - "Ricordo l'episodio di Ronaldo in quello Juve-Inter del 1998, durante il quale il massimo che Gigi Simoni disse all'arbitro fu 'Ma si vergogni!'. Questo fa capire che tipo di uomo era. Una delle ultime brave persone della vecchia generazione, più passa il tempo e più penso che si stiano perdendo i valori. Io ho pensato subito che l'arbitro indicasse il dischetto, perché Ronaldo non era un giocatore che cercava l'impatto con l'avversario per prendersi un fallo o provava a simulare, lui giocava sempre per fare gol. Quello che ci ha fatto arrabbiare di più però è stato il rigore fischiato alla Juventus sul capovolgimento di fronte. Forse sarebbe stato più giusto fermare il gioco dopo le nostre proteste".

CALCIOPOLI - "Pensavamo ci fosse un po' di sudditanza psicologica da parte degli arbitri verso la Juventus, che era sempre prima e giocava con una forza e voglia di vincere incredibile. Otto partite su dieci le vinceva perché era più forte, ma quando c'erano episodi dubbi pendevano sempre dalla parte bianconera. Poi, purtroppo per il calcio, il periodo di Calciopoli ha mostrato tutto a distanza di anni (2006, ndr), nessuno pensava a qualcosa di così grosso. Per noi italiani è stato un disonore, ma magari ci ha anche caricato per vincere il Mondiale. Quando tocchiamo il fondo reagiamo sempre".

@francGuerrieri

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