Moggi: "Juve, la bravata è grave. Una volta beccai Trezeguet all'Hollywood. Tifosi pessimi quando non si vince"

Antonio Parrotto
·4 minuto per la lettura

Luciano Moggi, ex dirigente della Juve, ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport per commentare la bravata dei calciatori della Juventus (Arthur, McKennie e Dybala, esclusi dal derby) e non solo. Ecco le parole di Big Luciano.

La cena fuori legge dei calciatori bianconeri?

"Ah ah ah! Ma si può farsi sgamare dai vicini di casa? E' una cosa serissima, perché con il Covid non si scherza. Quello che mi dà più fastidio è che i giocatori hanno violato le regole della pandemia. In giro si vedono già troppi comportamenti irresponsabili, se poi ci si mettono pure i calciatori a dare il cattivo esempio. E poi c’è la mancanza di sensibilità sul momento della squadra".

Il derby?

"Mi aspetto una bella reazione con la voglia di dimostrare che non si è degli imbecilli, ma oggi il derby è duro. Non so chi vince, ma se la Juventus pensa di essere favorita e che sia una gara facile va a sbattere. Il Toro giocherà una partita disperata e la Juve deve essere pronta se vuole vincere. Il Torino non è una brutta squadra, anzi. Mi piace molto Belotti, per me è molto forte, l'errore grave è farlo stancare così tanto. Deve giocare ovunque, logico poi che ogni tanto non sia lucido sotto porta. Eppure i gol li fa. Il Toro è indecifrabile, per me è una squadra che merita molto di più della lotta per non retrocedere. E che purtroppo deve stare attenta, perché non sono giocatori abituati a quel tipo di finale di campionato, quindi se perde con la Juve si inguaia. Per me la lotta per non retrocedere potrebbe diventare un gran pasticcio con partite che non si giocano grazie alle Asl. Spero di sbagliarmi, ma dopo la decisione del Collegio di Garanzia presso il Coni può succedere di tutto".

I tifosi della Juve sono arrabbiatissimi?

"Allora devono calmarsi un poco. Li conosco... Quando la squadra non vince hanno un'acredine terrificante. Può devono capire che ci sono anche gli avversari e a volte capitano che vincano gli altri. Hanno vinto nove scudetti di fila! Ci vuole pazienza".

David Trezeguet | New Press/Getty Images
David Trezeguet | New Press/Getty Images

C'erano le notti brave ai tuoi tempi?

"Ai miei tempi alla Juve c'era l'Hollywood di Milano, era la discoteca dove andavano sempre la domenica sera dopo la partita. Io avevo messo la regola: con la settimana libera si può, se mercoledì c'è la Coppa allora niente Milano. Tutti la seguivano, tranne Trezeguet. Me lo segnalano una volta, due volte... alla terza finita la partita, mentre lui è ancora sotto la doccia, schizzo a Milano e vado all'Hollywood ad aspettarlo. Trezeguet era un paraculo fenomenale, quando mi ha visto mi ha sorriso come se niente fosse. Gli ho detto: guarda che fortuna David, ci sono anche io, così ti accompagno a casa. Andiamo? E lui mi ha detto: subito direttore con piacere! Non si è neanche tolto il cappotto e siamo tornati a Torino. Multa? Sì. Ma meno salata di quella che si beccò Camoranesi quando non venne in ritiro: 200mila euro! Così prendevo due piccioni con una fava: Giraudo era contento per il bilancio e io tenevo la disciplina nello spogliatoio!".

Come si fa a tenere tutto sotto controllo?

"Non si può controllare tutto, ma il buon direttore sportivo deve dare l'impressione di controllare tutto. Le cene, le serate fuori, gli sgarri sono sempre esistiti in tutte le squadre. La differenza la fa sempre il campo, come dicevo sempre a Montero. Quando arrivò mi disse: 'Direttore, lei deve sapere che per me la notte è come il giorno'. E io gli dissi: 'E tu devi sapere che per me notte e giorno non contano, vale quello che fai in campo sia con il sole che con i riflettori. Lì ti giudicherò e valuterò se sei da Juve'. Poi lo facevo controllare, logicamente. E sapevo che la sera stava fuori fino alle due o le tre, beveva qualche birra e poi... poi non so esattamente come finiva le serate. Però in campo mai un problema e tanto bastava. Poi si sposò e aveva iniziato a rigare dritto, cena alle 8 poi a nanna presto. E in campo non sembrava lo stesso. Così l'ho chiamato e gli ho detto: 'Senti Paolo, qui c'è bisogno che tu torni a fare le serate nei locali, perché così non va bene. Se vuoi ci parlo io con tua moglie".

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