Mondiali 2018: le condizioni di schiavitù degli operai al lavoro sullo stadio di San Pietroburgo

Un centinaio di operai nordcoreani obbligati a lavorare sette giorni su sette, per più di 12 ore al giorno e segregati rispetto agli altri operai. (Credits – AP)

Ancora polemiche attorno ai Mondiali di calcio del 2018, quelli che si disputeranno in Russia. Dopo le accuse di corruzione ai tempi della scelta della sede iridata, dopo il doping ‘di Stato’ in Russia che è costato caro alle ultime Olimpiadi e che avrà strascichi anche in futuro, ora il dito viene puntato sullo stadio delle Zenit di San Pietroburgo. Stadio che sta vedendo la luce, ma secondo le accuse con l’utilizzo di centinaia di operai ridotti in schiavitù.

L’accusa è stata lanciata dal giornale norvegese Josimar, e ricalca quella che negli ultimi anni sono state lanciate al Qatar, sede dei Mondiali di calcio del 2022. Secondo il magazine sportivo norvegese, infatti, un centinaio di operai nordcoreani vivrebbero stipati nei container in una zona inaccessibile adiacente al cantiere in condizioni disumane, e non riceverebbero alcuna paga.

Lo stadio di San Pietroburgo, in realtà, doveva essere completato nel 2008, con i lavori iniziati nel 2006. Ma, invece di durare 3 anni e costare 210 milioni di euro, il cantiere è ancora aperto e i costi per la realizzazione della nuova casa dello Zenit avrebbero superato il miliardo di euro. E proprio i tempi allungati e i costi assurdi sarebbero il motivo per il quale gli operai vivono praticamente in schiavitù.

I costi lievitati anche a causa della dilagante corruzione, avrebbero spinto i costruttori a dimezzare le paghe degli operai, pagandoli con mesi di ritardo. Allo stadio di San Pietroburgo lavorerebbero operai provenienti da Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Bielorussia, Moldavia e Ucraina, con orari di lavoro che vanno ben oltre le otto ore al giorno previste per legge e per contratto. E andrebbe anche peggio per quel centinaio di operai provenienti dalla Corea del Nord.

Anche se le autorità russe ovviamente smentiscono, le testimonianze raccolte da Josimar parlerebbero di un centinaio di operai nordcoreani obbligati a lavorare sette giorni su sette, per più di 12 ore al giorno e che, non sapendo parlare russo, sarebbero segregati rispetto agli altri operai. E senza paga. E Josimar punta il dito anche contro la Fifa, cioè l’organizzatrice dei Mondiali, che avrebbe negato lo sfruttamento di manodopera nei cantieri degli stadi per la manifestazione iridata e non avrebbe indagato, nonostante le tante denunce ricevute.

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità