Mourinho: 'Rosso giusto, mi sono scusato. Con Dybala un'altra partita, qualcuno deve fare autocritica'

Rabbia Roma dopo il pareggio in rimonta con il Torino. José Mourinho, espulso nel corso del match, ha parlato a fine partita a Dazn: "L'espulsione? E' stata giusta, le mie parole all'arbitro sono parole che meritano il cartellino rosso. Ho parlato con lui dopo la partita e mi sono scusato per le mie parole. Però del suo gioco come arbitro non voglio parlare. Penso che ho avuto l'umiltà di scusarmi delle parole che ripeto, meritano l'espulsione, però della sua performance della partita, della sua ipotetica influenza nello sviluppo della partita lascio a voi. Cosa non è piaciuto? Ho detto che non voglio parlare, è un'analisi che faccio per me stesso. La partita è finita, ho parlato con l'arbitro e veramente non mi piace di parlare pubblicamente di situazioni tecniche".

LA PARTITA - "Ci sono due partite oggi: una fino al 70' e una dopo. Fino al 70' i tifosi della Roma vogliono andare a casa, fischiano, non creiamo occasioni. Poi creiamo più di quello che abbiamo fatto nelle ultime cinque partite. Perché? E' facile: siamo una squadra con determinate qualità e quando un giocatore come Dybala non gioca è molto diverso. Scherzando un po', quanti punti avremmo in più con Dybala nelle ultime sei partite? Due sono senza lui e Pellegrini insieme. Le difficoltà in costruzione sono lì. Abbiamo perso la luce. Ci sono giocatori il cui livello ora è bassissimo, la squadra ha bisogno di questo. Ora c'è un periodo per riposare, ma dal punto di vista individuale è il momento per alcuni giocatori di fare riflessioni, autocritica. E io farò lo stesso. Con tutti questi problemi che abbiamo avuto solo una squadra unita e con grande spirito fa quello che abbiamo fatto oggi. Dopo due pali e un rigore al 93' la partita è morta lì, invece no e se c'è un minuto in più... Io ho chiamato questi 20' i 20' della speranza: di avere Paulo, Pellegrini tutti insieme e di un Tahirovic che è entrato in una situazione di pressione ma ha mostrato personalità. Merito di un club che non può spendere tanti soldi e che lavora bene. Complimenti a Tahirovic perché ha fatto molto bene al debutto".

MANCA MENTALITA'? - "La mentalità la fanno i giocatori, la fa la maggioranza dei giocatori che può dominare la costruzione di questa mentalità. Si parla tanto di cultura del club, della tifoseria, della città... Secondo me no, si costruisce con i giocatori".

RIGORISTA - "Non era Belotti designato, è l'unica cosa che posso dire. Si può sbagliare, il problema è quando puoi dare di più e non lo dai. Questa fragilità psicologica a volte è intrinseca tua, altre volte è perché il calcio non è fondamentale per la tua vita. Sono queste le cose che non digerisco. Belotti ha avuto almeno il coraggio di prendere il rigore e sbagliarlo".

Mourinho è poi intervenuto in conferenza stampa.

ABRAHAM - "Sono old-fashioned, ma penso che quando tu diventi un giocatore professionista in un universo di milioni e milioni di bambini che volevano esserlo, non ti serve l'appoggio di nessuno. Non ti serve una fonte esterna a te stesso per motivarti. Ma che è questo? Una fonte esterna. L'allenatore deve fare questo, lo psicologo deve aiutare. Ma che? Tu devi dare tutto in campo ogni giorno, ogni allenamento, ogni partita. Giochi bene, giochi male, sbagli. Se sbagli con me al massimo penso che sei scarso. Ma un'altra cosa è l'atteggiamento, la domanda riflette il mondo di oggi. Ma che appoggio psicologico? Corri, amico! Vai là, duelli individuali, sbaglia, crea problemi. Amico, sono milioni di bambini che vogliono arrivare, arrivano in pochi. Sono privilegiati. La fonte esterna è un plus, che ti dà qualcosa in più, sei un uomo. Volpato oggi non ha giocato bene. Di chi è la colpa? Mia. Perché Volpato non è un giocatore per giocare contro il Torino che gioca uomo contro uomo, che è tosto. La colpa è mia. L'ho cambiato per migliorare la squadra e per proteggere lui, è parte della sua formazione. Ci sono giocatori che devono avere un livello alto non dico di performance, sbagliare è parte del giocatore, ma di atteggiamento. Ti servono motivazioni per prendere lo stipendio? Dobbiamo tutti dare di più".

KARSDORP - "Di chi è stata la decisione? Mia, non devo spiegare le decisioni che prendo. Lui sa perché, i compagni sanno perché e non devo dire a voi perché. Decisione mia".