Napoli in caduta libera: le ragioni di una crisi che sembra irreversibile

Francesco Manno
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Il Napoli aveva iniziato nel migliore dei modi la stagione. La compagine di Gennaro Gattuso era tra le più divertenti del campionato. Poi qualcosa si è rotto. Ora i partenopei sono in crisi, incapaci di venire a capo di una situazione allarmante. Esistono due Napoli. Fino alla sedicesima gara stagionale, prima del match Inter-Napoli e dell'infortunio di Mertens, la compagine di Gennaro Gattuso viaggiava a mille. Questi i numeri degli azzurri: 11 vittorie, 2 pareggi, 3 sconfitte, 33 goal fatti, 12 subiti. Il Napoli era terzo in classifica.

Dries Mertens | Francesco Pecoraro/Getty Images
Dries Mertens | Francesco Pecoraro/Getty Images

Nelle successive 18 partite il rendimento degli azzurri è crollato in modo vertiginoso, così come i risultati. Il Napoli ha arrancato perdendo le proprie certezze. I numeri, ancora una volta, ci vengono in soccorso: 7 vittorie, 2 pareggi, 9 sconfitte. 29 goal fatti, 28 subiti. Settimo in classifica di A. L'infortunio di Dries Mertens ha segnato lo spartiacque tra due periodo che sembrano distanti secoli, ma che in realtà sono molto ravvicinati.

Dries Mertens | Francesco Pecoraro/Getty Images
Dries Mertens | Francesco Pecoraro/Getty Images

L'importanza del belga è stata molto sottovalutata. Il centravanti, dopo l'infortunio alla caviglia, pur quando è tornato in campo, non è riuscito a esprimersi ai suoi livelli. Mertens, per risolvere il suo problema, è andato in Belgio a curarsi. Gennaro Gattuso si è ritrovato a convivere con una grande emergenza. Oltre al capocannoniere della storia del Napoli, il coach calabrese ha dovuto fare a meno per diversi mesi a Victor Osimhen. Ecco allora che la terza scelta, Andrea Petagna, fino a pochi mesi fa attaccante della SPAL, è stato costretto a giocare praticamente sempre. Il Napoli ha le sue colpe, così come l'allenatore e la società. Sarebbe tuttavia oltremodo ingiusto non parlare dei tanti infortuni, spesso contemporanei, che hanno subito gli azzurri. Se è vero che tante squadre hanno dovuto convivere con i tanti infortuni, è altrettanto doveroso rimarcare come nessun'altra sia stata costretta a fare a meno contemporaneamente di tutti gli attaccanti migliori.

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