Nasce la Super League: perché Fifa e Uefa sono gli ultimi organi che possono fare la morale

Stefano Bertocchi
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Il 18 aprile è una data che nel mondo del calcio passa alla storia. Con un comunicato congiunto, "dodici prestigiosi club europei di calcio hanno annunciato oggi congiuntamente un accordo per costituire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la Super League, governata dai Club Fondatori. AC Milan, Arsenal FC, Atlético de Madrid, Chelsea FC, FC Barcelona, FC Internazionale Milano, Juventus FC, Liverpool FC, Manchester City, Manchester United, Real Madrid CF e Tottenham Hotspur hanno tutti aderito in qualità di Club Fondatori. È previsto che altri tre club aderiranno come Club Fondatori prima della stagione inaugurale, che dovrebbe iniziare non appena possibile".

Gianni Infantino | Francois Nel/Getty Images
Gianni Infantino | Francois Nel/Getty Images

Una scelta, come spiegato da molti dei club coinvolti, ovviamente spinta anche dall'attuale situazione di crisi economica generata dalla pandemia e dalla discutibile gestione negli anni di Uefa e Fifa, che sono però le ultime istituzioni che possono permettersi di fare la morale evidenziando che così verrebbe meno "la sportività" in nome del guadagno del calcio d'élite. Perché (senza andare troppo lontano) la Fifa è la prima che ha deciso di stravolgere la tradizione del Mondiale estivo spostando quello del 2022 a dicembre e in un posto come il Qatar, ovviamente per interessi economici; perché la Uefa ha penalizzato alcuni top club e ne ha avvantaggiato altri gestendo il famoso Financial Fair Play che ha tagliato le gambe per anni ad alcune società ma non ne ha mai sanzionato altre come il Manchester City o il Psg di turno per investimenti oltre i limiti del consentito. O perché ha stravolto le qualificazioni agli Europei aggiungendo nuovi tornei improvvisi come la Nations League.

L'idea dei grandi club che hanno aderito al progetto è semplicemente quella di slegarsi dai vincoli della Uefa e delle sue competizioni, che non generano più il giusto guadagno alle partecipanti. In termini spicci, le società coinvolte (che, piaccia o no, sono quelle che fanno girare il soldo nel calcio e che hanno dalla loro parte la maggior parte dei tifosi nel mondo) si dicono disposte a prendere parte ad una competizione con un nuovo format e con una gestione univoca di sponsor, premi e diritti tv per aumentare i guadagno dei singoli club. E allo stesso tempo sono pronte a rinunciare alla storica Champions (che, ricordiamolo, nel tempo si è evoluta rispetto alla vecchia Coppa Campioni) o all'Europa League (che invece nel tempo ha rimpiazzato la Coppa Uefa), che per vari motivi hanno perso fascino.

La Super League è un salto nel futuro, una competizione d'élite come ce ne sono altre (e da anni) in altri sport. Certo, il neo sarebbe un merito sportivo che apparentemente - ed in parte - verrebbe meno, anche se in realtà il format prevede "20 club partecipanti di cui 15 Club Fondatori e un meccanismo di qualificazione per altre 5 squadre, che verranno selezionate ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente". Quindi, per la cronaca, la 'favola' dell'Atalanta di turno sarebbe ancora possibile.

E poi c'è il tema del campionato. Nel comunicato è chiaramente esplicitato che il nuovo torneo si basa su "partite infrasettimanali con tutti i club partecipanti che continuano a competere nei loro rispettivi campionati nazionali, preservando il tradizionale calendario di incontri a livello nazionale che rimarrà il cuore delle competizioni tra club". Ergo, è chiaro che i top club possano dare precedenza all'obiettivo di una prestigiosa Super League (magari con un turnover studiato come avviene da anni anche per la Champions), ma continueranno a partecipare al campionato nazionale. Sempre, ovviamente, che si trovi un accordo con la Uefa e con le singole federazioni infastidite dall'iniziativa perché andrebbero a registrare meno ingressi di cash. Il problema è tutto lì.

Alla fine sarà Super League o una nuova Champions rivisitata? Per capire quello che succederà bisognerà attendere, ma la certezza è che i top club hanno in mano il destino del calcio e sembrano convinte di proseguire per la loro strada.

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