Nasce la Superlega: è la morte del calcio?

Francesco Giagnorio
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Qualche giorno fa girando in macchina mi sono imbattuto per caso in un gruppo di ragazzini che giocavano a calcio per strada, con porte fatte con bottiglie o con i loro zainetti. Il mio primo pensiero è stato: ''Wow, è davvero bello che in un mondo ormai dominato dalla tecnologia ci siano ancora dei ragazzini che giochino per strada, come ai vecchi tempi...''. Subito mi riaffiorano i ricordi della mia infanzia, quando anche io con i miei amici mi divertivo con il pallone tra i piedi, quando l'unico pensiero era sognare di diventare un calciatore, quando il campo non aveva alcun limite e le porte erano le serrande dei garage, quando il pallone finiva sotto le macchine e ci si sbucciava le ginocchia pur di recuperarlo, ma si tornava comunque a casa con il sorriso stampato in faccia, comunque fosse andata la ''partita''.

Sono cresciuto in un contesto calcistico davvero niente male, nel periodo del Real dei Galacticos, dell'Arsenal degli invincibili, del Barcellona del tiki-taka, dello storico quarto Mondiale dell'Italia che nonostante lo scandalo Calciopoli ricordava a tutto il mondo che il calcio noi lo conosciamo bene e sappiamo bene come giocarlo (ricordo ancora la mia prima maglietta, quella di Gilardino della Nazionale, e ricordo ancora il sorriso del mio caro nonno che lo chiamava ''Gerardino''). Ho visto il finale di carriera di giocatori leggendari, ho visto nascere il dualismo tra Messi e Cristiano Ronaldo, uno dei più belli e competitivi di sempre. Certamente nei miei ventuno anni di vita ho visto poco della secolare storia calcistica, ma mi è bastato per amare questo gioco alla follia.

Per generazioni il calcio non è stato solo un gioco, ma un vero e proprio sogno. E oggi quel sogno ce lo stanno ammazzando. Gli assassini? Dodici club che hanno fatto la storia del calcio (Juventus, Milan, Inter, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Liverpool, Arsenal, Tottenham), che hanno messo da parte la storia per lasciare spazio al vile denaro. Certo, che il denaro comandi il calcio è un dato di fatto da anni, basti pensare agli stipendi faraonici dei calciatori, alle spese folli dei club nel mercato, alle commissioni d'oro pagate agli agenti. Con la nascita della SuperLega muore il sogno dei bambini che giocano per strada, muore il sogno di chi sogna di vincere un giorno la Champions League o il Campionato, muore il sogno di chi sogna di alzare al cielo la Coppa del Mondo.

La protesta dei tifosi del Liverpool per la creazione della Superlega | PAUL ELLIS/Getty Images
La protesta dei tifosi del Liverpool per la creazione della Superlega | PAUL ELLIS/Getty Images

Muore con la SuperLega la storia del calcio, si pensi che nei fondatori sono racchiuse ben 46 Champions League su 64 edizioni, senza ovviamente contare quella di questa stagione ancora in corso (dove tre delle quattro semifinaliste fanno parte dei fondatori). Muore il calcio di tutti per far nascere il calcio di pochi, muore il calcio storico per far nascere il calcio moderno, muore il talento, vive il denaro. Ma non è questo il nostro calcio, e voi che ce lo state ammazzando questo non potete capirlo, non potrete mai.

Il nostro calcio è diverso, è quello che nasce in mezzo alla strada per poi spostarsi nei campi di periferia fatti di terra battuta, di cemento, di erbacce. E' il calcio dei ragazzi che per puro amore non rinunciano a giocare in quei campi, a rischiare di farsi male, a giocare sotto la pioggia, la neve, sotto il caldo esagerato. E' il calcio dei mister che per pura passione si portano i palloni da casa, che nel poco tempo libero dopo il lavoro si dedicano al 100% ai loro ragazzi, è il calcio di chi lo fa per passione, non per denaro. E questo non ce lo potrete togliere mai, perché le emozioni non si comprano.

Cari club fondatori, siete ancora in tempo. Ricordatevi chi siete e da dove venite, ricordatevi il vostro passato, ricordatevi delle leggende che hanno vestito le vostre maglie, ricordatevi che non è solo un gioco e soprattutto che non è solo business. Siete ancora in tempo per tornare sui vostri passi, per restituirci ciò che è nostro e anche vostro. Perché il calcio è di chi lo vive, di chi lo ama. Ridateci il nostro amato calcio, ci state ammazzando un sogno.

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