Navigare come gli antichi: a Gallipoli il Festival del Gozzo dal 14 al 17 ottobre

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E' il mezzo nautico più antico e ininterrottamente usato in Mediterraneo, soprattutto in Tirreno: ma la sua prossima festa si terrà nello Jonio, a Gallipoli, dove dal 14 al 17 ottobre prossimi si terrà la settima edizione del Festival internazionale del Gozzo. Barche che chiunque ha visto nelle diverse marinerie italiane, le stesse che disegnano i bambini fin dall'asilo con prua e poppa uguali, forma che segue l'onda e risulta manovriera sia in avanti sia all'indietro facilitando le azioni di pesca. Ma che però sono sagomate nella realtà dall'antica sapienza dei mastri d'ascia che con strumenti semplici come sega, sgorbio e mazzuolo (e ascia, appunto) danno vita al natante tradizionale dei nostri mari, di lunghezza variabile tra i poco meno di 4 e gli 8 metri, più diffusamente 6 metri come il 18 palmi siculo o ligure.

Prima dell'avvento della motorizzazione era naturalmente la vela ad alleviare la fatica del muoversi a mare: e sui gozzi le vele sono ancora una volta le più semplici escogitate dall'uomo: quell'armo "alla latina" che però non ha niente a che vedere con i Latini ma è una corruzione di "alla trina", cioé una vela unica (la randa) con tre angoli. Un fazzoletto di pochi metri quadri ma altamente efficiente anche di bolina, la prima vela sviluppata per risalire il vento dopo l'ancora più antica vela quadra utilizzata fin da prima di Ulisse. Ed è a Gallipoli che si ritroveranno scafi da quasi ogni regione d'Italia, dalla Liguria alla Sicilia passando per Campania, Calabria, Puglia.

Assente la Sardegna con i suoi famosi gozzi di Stintino, la flotta più numerosa d'Italia con circa cento imbarcazioni ma molto legate al territorio. "Purtroppo tendono a non lasciare Stintino, altrimenti sarebbe una sorta di Barcolana del gozzo -dice l'organizzatore dell'evento, Gennaro Petillo, che ne cura lo svolgimento per conto della Caroli Hotels fin dalla prima edizione-. Quest'anno saranno una ventina di barche a regatare davanti Gallipoli da venerdì a domenica. C'è anche un equipaggio che viene da Malta ma imbarcato su un gozzo siciliano".

A terra, oltre alle classiche iniziative gastronomiche dei festival, anche workshop e convegni con i mastri d'ascia delle regioni che ancora ne hanno: le scuole storiche -e attivissime- di Marina di Sorrento e Marina di Pisciotta, della Marina di Catona, di Marsala e dei due mastri gallipolini in attività oggi. "Aspettiamo la conferma del più giovane mastro d'ascia d'Italia con i suoi 35 anni, il ligure Cesare Cortale", dice ancora Petillo. "La costruzione del gozzo è artigianale e rispetta le antiche tradizioni della marineria del luogo -si legge nella presentazione del Festival-, farlo diventare il protagonista dell’evento dà la possibilità di riscoprire la storia, gli usi e i costumi di ogni località e preservare il patrimonio culturale che rappresenta continuando a far vivere il 'sapere' che altrimenti sarebbe andato disperso".

Il gozzo, chiamato da tutti in Italia "gozzetto" visto l'affetto che ispira, è così antico che anche il nome ha origini incerte. L'unica certezza si deve al "Vocabolario marino e militare" di Alberto Guglielmotti, edito a Voghera nel 1889, che attribuisce la nascita della definizione dalla somiglianza con "il sacco dello stomaco degli uccelli". La Treccani però definisce "incerto" l'etimo.

"Ma quello del Guglielmotti è il più probabile anche se non ne abbiamo la certezza totale -dice Giuseppe Piccioli Resta, professore di Geografia all'Università del Salento, che al Festival terrà una dissertazione proprio sulla nomenclatura legata alle barche da pesca tradizionali, dalla feluca al leudo al gozzo-. Dovrebbe essere una forma dialettale livornese del 14mo-15mo secolo, la "gargozza" degli uccelli appunto. Al sud si chiama si chiama anche schifo, che si lega alll'ellenico antico da 'skiphos', una terracotta in cui si versavano i liquidi da bere e dalla forma molto simile. La derivazione inglese e tedesca è skiff, che oggi si usa sulle barche da regata più moderne".

I quattro giorni graviteranno intorno al Borgo Antico di Gallipoli, "splendida ambientazione -si legge ancora- per ospitare l’evento che si svolgerà nello scalo e nel porto, collegati in maniera perfetta dalla Galleria dei Due Mari, sede principale dell’evento, all’interno della quale saranno allestite mostre, percorsi enogastronomici e altre attività. Il patrimonio culturale di Gallipoli offre la possibilità di visitare a pochi passi dal porto il frantoio ipogeo di Palazzo Granafei, un luogo suggestivo e ricco di storia che mostra dove veniva prodotto e conservato l’olio lampante".

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