Nell'Inter che vince coi cambi spicca il tuttofare Dimarco: non ha un ruolo fisso ma cambia le partite

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La forza dei cambi abbinata alla fortuna di avere a disposizione una rosa talmente ampia che le presunte "riserve" sono molto di più che semplici alternative ai titolari. Ancora meglio se fra di loro ci sono calciatori capaci di impattare i match con maggiore facilità e di stravolgerli completamente, grazie pure a quegli accorgimenti tattici che hanno premiato le scelte di Simone Inzaghi. L'Inter di Reggio Emilia ha ribaltato il Sassuolo proprio grazie alla panchina e, insieme a Dzeko, Federico Dimarco è stato l'emblema della "resurrezione" nerazzurra nel corso del secondo tempo. Tanto da meritarsi la prima chiamata nella Nazionale di Roberto Mancini.

LA MOSSA TATTICA - Spesso tra i più positivi nelle tre presenze da titolare collezionate da inizio stagione, l'ex esterno dell'Hellas Verona è stato ancora più prezioso quando il tecnico piacentino ha deciso di mandarlo in campo per provare ad ottenere una svolta e a ribaltare una situazione di svantaggio. Una situazione che si è verificata nei 24 minuti conclusivi del successo esterno del "Bentegodi", una mossa che ha pagato anche in occasione delle ultime due partite di campionato contro Atalanta e Sassuolo. Più che a livello statistico, in termini di capacità di rivoluzionare tatticamente la partita ed incartare l'avversario. L'utilizzo di Dimarco come terzo di difesa a sinistra ha consentito a Perisic di sprigionare ancora di più il proprio potenziale offensivo e di avere un calciatore in più in grado di entrare dentro al campo e garantire superiorità numerica nella zona centrale.

UOMO OVUNQUE - Rispetto a Bastoni, il ragazzo cresciuto nel vivaio interista dispone di qualità e caratteristiche sempre più ricercate dagli allenatori di oggi per eludere le contromisure difensive adottate dagli avversari e aggirare soprattutto la pressione di squadra che anche il Sassuolo, per circa un'ora, ha saputo praticare in maniera molto efficace, mandando sistematicamente in difficoltà l'impianto tattico di Inzaghi. Contro l'Atalanta, l'azione del gol del definitivo 2-2 di Dzeko nasce da una sua percussione per vie centrali, mentre al "Mapei Stadium" si è contraddistinto per l'assunzione di una posizione tutt'altro che definitiva (grafica Whoscored), con 30 palloni toccati un po' da difensore, un po' da esterno mancino e un po' da centrocampista. E' più semplice ribaltare una partita quando hai cambi di qualità a disposizione, meglio ancora se hai giocatori alla Dimarco.

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