"Non vedere mio figlio in lockdown? Devastante. Se la musica esisterà ancora, nel 2021 a San Siro con Mauro Repetto"

Luca Piras
·Video editor, Contributor HuffPost Italia
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(Photo: Michele Piazza)
(Photo: Michele Piazza)

“Sto seguendo le notizie, cerco di capire se staserà potrò tornare a casa o dovrò restare a dormire nella sede della Warner”. È un Max Pezzali con un occhio sul bollettino quotidiano sul coronavirus e uno su Qualcosa di nuovo, il suo nuovo album in uscita il 30 ottobre. Le notizie su un possibile lockdown si rincorrono durante la telefonata e l’ex 883 prova a esorcizzare il momento: “Non dobbiamo lasciarci totalizzare da quello che sta succedendo”.

Dopo ben cinque anni dall’uscita di Astronave Max, l’ultima fatica discografica inedita, Max Pezzali torna sulla scena con un disco fresco e attuale. Ci sono i “bommer”, l’amore per il figlio Hilo e quella voglia di raccontare storie che arrivano dritte al punto e che hanno portato al successo lo stile e la penna di Pezzali fin dagli esordi con gli 883. Ma dopo trent’anni di carriera, per il cantante di Pavia, ci sono ancora dei sogni da realizzare con lo stadio San Siro sullo sfondo.

Cosa c’è di nuovo nella vita, e nella musica, di Max Pezzali di oggi?

C’è molto di nuovo in questo album. Cerco sempre una luce che mi accende per visualizzare un obiettivo nuovo. La canzone che da il titolo al disco (Qualcosa di nuovo, ndr) si riferisce alla ricerca della famosa “luce in fondo al tunnel” in questo periodo complicato. Ma ci sono tanti temi che ho sempre trattato come quello del tempo che scorre e della mia generazione messa a confronto con i
giovani di oggi. Ho cambiato punto di vista: ora ho l’occhio di un padre di un ragazzo di 12 anni che deve capire un pre-adolescente che fa parte della generazione Tik Tok e dei nuovi protagonisti della società.

Da padre e artista come di poni alle nuove generazioni?

Ho voglia di analizzare la mia gioventù per trovare dei consigli utili da dare ai giovani. Nel disco parlo di come non ci sia niente di nuovo nel definire i giovani di adesso come vuoti e privi di valore. È successo a me e succede ancora. Anche la mia è stata definita una generazione che non ha combinato nulla. Non è cambiato niente e ai ragazzi dico che non c’è nessuno più figo degli altri. È la storia che cambia intorno a noi e non è colpa di una generazione in particolare se ci sono delle differenze. I giovani devono inventarsi una narrazione per raccontare la propria storia anche a chi verrà dopo.

Hai girato il video di “Qualcosa di nuovo” insieme a tuo figlio Hilo. Come è stato condividere il set con lui?

Si è goduto questa esperienza. Faceva anche il tecnico e l’assistente di produzione, fermava la gente che entrava e giocava a fare l’addetto ai lavori. Ho pensato: “Ma guarda questo che fa il fenomeno!”. A lui piace fare questo genere di cose con me e andiamo oltre il classico rapporto padre e figlio. Per una serie di vicissitudini, essendo obbligati a vivere a 580 chilometri di distanza, abbiamo sviluppato un legame forte. Non vedendoci quotidianamente dobbiamo vivere
intensamente i nostri incontri.

Come è stato vivere lontano da tuo figlio durante il lockdown?

È stato devastante. Non l’ho visto per due mesi. Quando l’ho rivisto mi è sembrato più alto di 20 centimetri. È cambiato fisicamente. Questa situazione ci obbliga a stare lontani in modo assurdo. Quando mio figlio è tornato a scuola, dopo la didattica a distanza, all’inizio dell’anno scolastico non riconosceva più i compagni di classe. Erano tutti più cresciuti e cambiati fisicamente. Non è una
condizione naturale quella che stiamo vivendo e spero che i ragazzi non subiscano eccessivamente questo contraccolpo.

A causa della pandemia hai dovuto posticipare il tuo concerto allo stadio San Siro al 2021. Come hai vissuto questo rinvio?

All’inizio mi sono demoralizzato. Dopo trent’anni di carriera sono arrivato vicino a un riconoscimento, con i biglietti venduti in un attimo, e il rinvio mi ha ammazzato. Ma poi ho pensato che questo problema non riguardava solo me. Quello che mi rimane è il grande affetto del pubblico. Spero si possa tornare presto sul palco. La musica esiste solo se si possono fare i concerti. Tutto, per
me, si compirà se riusciremo a suonare a San Siro nel 2021.

A giugno, insieme a Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale, hai fondato la “Dpcm Squad” per sostenere i lavoratori dello spettacolo. Qual è lo stato di salute di questa industria in questo momento?

Purtroppo vedo questa situazione un po’ grigia. Questo è un settore formato da persone che lavorano tramite le Partita Iva e i consorzi, non godono di ammortizzatori sociali, cassa integrazione e altri benefici. Non si vede la fine del tunnel. D’estate si è fatto qualche live ma a basso badget e questo non basta a dare ossigeno a tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo. Bisogna trovare una
soluzione e spero che a livello di welfare si faccia qualcosa per alleviare le sofferenza di questo settore.

Nel disco dedichi una canzone, In questa città, a Roma. Morgan si candida alle amministrative di Milano e tu a quelle della Capitale?

No, perché non sono residente (ride, ndr). Credo che Roma sia una città complessa come territorio e come specificità urbanistica. Ha una dimensione impressionante. Il centro di Roma è antichissimo e i quartieri periferici sono assediati dal traffico. È una grande sfida per un urbanista, figuriamoci per
uno come me! Spero che si trovino delle persone serie e che possano trovare delle soluzioni appoggiandosi a tecnici di alto livello. Io assumerei delle menti scientifiche e chiederei al sindaco di Londra se può prestare uno dei suoi tecnici per aiutare Roma. La Capitale è una città bellissima ma assediata da piaghe, vecchi e nuove, e da troppe difficoltà.

Nel 2022 ci sarà il trentennale dell’album Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Hai già pensato a come celebrare questo anniversario?

Con questi “chiari di Luna” nessuno può fare previsioni. Magari non ci sarà più neanche la musica tra due anni. Io vorrei, in futuro, fare dei concerto nei piccoli club o nelle discoteche solo con le canzoni di Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Pochi concerti, solo tre o quattro. Vedremo.

Se l’album Hanno ucciso l’Uomo Ragno fosse uscito nel 2020 avrebbe avuto lo stesso successo anche grazie a social come Tik Tok?

È difficile immaginare una narrazione come quella degli 883, che raccontava la vita dei ragazzi in provincia, sui social di oggi. Magari qualche brano sarebbe diventato un meme in versione audio. Alcune canzoni, come S’inkazza, avrebbero potuto davvero diventare virali su Tik Tok.

Nella canzone Più o meno a metà, con tanta ironia, parli dei boomer, cioè di quella generazione con un piede nell’analogico e uno nel digitale. Ti senti un boomer anche tu?

Me lo sento dire continuamente da mio figlio. Quando vede che faccio una cosa da finto giovane mi dice “sei proprio un boomer”. Allora penso che è meglio fare un po’ meno. Io sono della Generazione X e cerco di portare nel presente delle suggestioni, come i sentimenti, e penso ci sia ancora spazio per ascoltare una canzone che dura più di un Tik Tok o di una storia su Instagram.

Nel 2021, a San Siro, ci sarà con te anche Mauro Repetto?

Se si farà il concerto, sì. Per scaramanzia dico sempre che se esisterà ancora la musica nel 2021, Mauro Repetto sarà certamente sul palco con me.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.