Paolo Berlusconi e i cinesi del Milan: "È business, è una garanzia"

Silvio Berlusconi ha raccontato di essere amareggiato e deluso: il Milan ha cancellato il Trofeo dedicato al padre Luigi. Era una lunga tradizione.

A un paio di settimane dall'avvenuto passaggio di proprietà ai cinesi, le sensazioni al Milan sono contrastanti: sollievo, certo, ma anche nostalgia per i bei tempi andati. Quelli in cui gli italiani gestivano club italiani, portandoli magari a vincere tutto. Un mix di emozioni che pervade anche il cuore di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio.

"Sapevamo che prima o poi il closing si sarebbe concretizzato, ma in realtà non si può ritenere di essere mai davvero preparati di fronte a uno scenario del genere. Non dopo 31 anni - dice l'ex vicepresidente rossonero, intervistato dalla 'Gazzetta dello Sport' - Silvio distrutto? Non esageriamo. Molto addolorato, questo sì. Il Milan è sempre stata una questione di cuore e non di affari".

Il rimpianto, secondo Paolo Berlusconi, è quello di "non aver consegnato il club a un imprenditore milanese, o quantomeno italiano. Non si è fatto avanti nessuno ed è un peccato perché in quel caso credo avrebbero potuto esserci delle agevolazioni nell’acquisto. Invece ho sentito dire che sarebbero stati soldi di mio fratello da far rientrare: ridicolo".

Ora, al timone del Milan c'è Li Yonghong. "Ai tifosi dico di stare tranquilli perché la sua, a differenza di Silvio, non è un’operazione di cuore, ma di business. Ed è proprio questa la garanzia. Inoltre mio fratello ha preteso nel contratto garanzie di investimenti cospicui. Ed è una tranquillità anche la presenza di Elliott: se qualcosa andasse storto, il fondo garantirebbe una soluzione. E’ interesse anche loro".


Silvio Berlusconi ha rifiutato il ruolo di presidente onorario. Il motivo? Semplice: "Si è informato per capire se avrebbe potuto dialogare con l’allenatore, magari dare indicazioni, e gli è stato risposto di no. Allora ha preferito dare un taglio netto".

Infine, un paio di retroscena. Quanto a Cristian Brocchi, Berlusconi "lo avrebbe tenuto se non ci fosse stato il 'no' dei cinesi. Lo considerava un figlioccio e lo vedeva una potenziale intuizione come Sacchi". E dopo di lui, Berlusconi "è stato anche molto vicino a Conte, prima del passaggio al Chelsea". Ma qui il divieto della nuova proprietà non c'entra.

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