Paolo Maldini: "I conflitti societari hanno cambiato le mie idee. Boban vedeva cose che io non vedevo"

Emiliano Angelucci
·4 minuto per la lettura

Paolo Maldini, attuale direttore tecnico del Milan e bandiera della società, è il protagonista del libro scritto da Diego Guido dal titolo Paolo Maldini,1041, edito da 66thand2ND. Il numero1041 fa riferimento alle presenze collezionate dal difensore classe 1968 con la maglia rossonera. Nelle lunghe chiacchierate con Guido, la stella milanese ha raccontato molti scenari della sua nuova vita dirigenziale, soffermandosi su Boban e Leonardo, esplorando anche il suo passato da giocatore. Di seguito riportiamo alcuni estratti del libro.

Sul rapporto con Leonardo: "Mi sono sentito inadatto a accompagnarlo per i primi sei mesi. Tante cose le sapevo, tante idee già le avevo. Però a livello pratico dovevo imparare un lavoro nuovo. Credo di aver iniziato davvero a dare il mio apporto quando Leo mi ha detto che se ne sarebbe andato. Lì mi sono detto "e adesso che cazzo succede?". Non mi sentivo sicuro a dover condurre una trattativa. Ci sono specificità del lavoro che dovevo ancora approfondire. Poi ho iniziato a doverlo fare da solo ed è diventata la cosa più naturale del mondo. Ho capito cosa dire e cosa non dire. Come cambiare registro sulla base dell'interlocutore, quelli con cui serve parlare chiaro e quelli con cui devi usare più diplomazia. Se sei sempre stato in questo mondo e usi buonsenso sono cose che poi vengono molto facili. Ed è bello farle".

Su Zvone Boban: "La verità è che dopo il licenziamento di Zvone, anche io ero fuori. Siamo stati molto diretti tra noi nel dirci cosa non ci piaceva delle idee dell'altro. Poi ci sono le conoscenze calcistiche: se io di calciatori ne so qualcosa, lui ne sa moltissimo. E' molto più bravo di me, lo ammetto senza alcun problema, ad analizzare una partita e un giocatore. Vedeva cose che io non notavo. E ci completavamo molto bene. Lui osservava più i centrocampisti e i giocatori offensivi, io mi concentravo più sui difensori".

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Sul suo lavoro: "Mi piace fare il mio lavoro seguendo i miei principi, senza farmi condizionare dal momento, dall'eventuale basso budget a disposizione, dall'eventuale flessione di risultati della squadra". Sulle scelte di mercato precisa: "Non sempre si riesce ad arrivare all'accordo. A volte devi lasciare determinati giocatori sui cui volevi puntare molto e affrontare questa cosa in modo equilibrato. L'equilibrio fa bene a me e fa bene a loro, perché poi il rapporto rimane. Come sempre le cose importanti sono il rispetto e l'onestà. Quando tu sei onesto che cosa ti possono rimproverare? Che non hai acquistato Messi? Io non ti ho mai detto che avevo i mezzi per riuscirci".

Come scoprire un giocatore: "Mi dà molta soddisfazione seguire un giocatore, sceglierlo, riuscire a portarlo qui e vedere che gioca bene. Con i giovani, magari che vengono anche da altri paesi, le variabili sono davvero tante. Riuscirci è molto bello. Sono arrivati tanti ragazzi giovani per la prima squadra o la Primavera. E con loro non incontri solo il ragazzo e l'agente, ma anche la mamma, il papà, i fratelli. I genitori mi chiedono di prenderci cura dei loro figli. Io rispondo che anche io sono papà, che baderemo ai loro figli e che sono sempre i benvenuti. A livello umano credo di essere portato a trasmettere certe cose ai ragazzi e alle loro famiglie".

Paolo Maldini | John Berry/Getty Images
Paolo Maldini | John Berry/Getty Images

Su Ralf Rangnick: "Ricordo che ne avevamo parlato qui (nel suo ufficio, ndr) io e lui (Boban, ndr). Gli avevo detto che mi ero stancato, che dovevo dire delle cose. E quindi ho pubblicamente detto quello che sentivo giusto. La stessa cosa l'aveva fatta poi lui. Rimanendo, però, fino al termine della stagione per il senso di responsabilità. Verso l'allenatore e verso i giocatori con cui parlavo sempre. Verso il Milan. Mi ero detto che dovevo arrivare fino a fine stagione. A quel punto, con l'accordo con Rangnick ormai fatto, avrei lasciato. Poi però le cose sono cambiate e ora sono qui".

Sulle sue idee: "Se penso alle mie idee di quando sono arrivato, idee sportive intendo, e a quelle che ho adesso, è cambiato il mondo. Ho visioni completamente diverse. Le ho cambiate anche grazie ai conflitti interni con la proprietà, a confronti con idee diverse dalle mie, con persone diverse da me. Ho vissuto risultati che non mi sarei aspettato così negativi o così positivi. Avevo certezze che ho dovuto mettere in discussione e cambiare. Adesso la mia visione è diversa, ma probabilmente se me lo chiederai tra due anni sarà ancora diversa".

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