Parma a due facce: il calcio in Serie B, il rugby fallisce

La squadra in due anni è passata dalla Serie D a giocarsi, questa primavera, la promozione in Serie B. (Credits - Getty Images)
La squadra in due anni è passata dalla Serie D a giocarsi, questa primavera, la promozione in Serie B. (Credits – Getty Images)

Un’isola felice che ha scoperto, negli ultimi anni, di non essere così felice. Quando si parla di sport. Parma ha un cuore sportivo che pulsa forte e in passato ha saputo eccellere nel calcio, ma anche nella pallavolo, nel baseball e nel rugby. Eppure negli ultimi anni gli appassionati della cittadina ducale hanno sofferto di fronte alla scomparsa di molte realtà.

Pensiamo alla pallavolo, con la squadra di Parma che nella sua storia ha conquistato otto scudetti, cinque dei quali tra gli anni ’80 e i primi anni ’90, quando era targata Santal e Maxicono. Poi l’addio dei grandi sponsor, la lenta decadenza e, nel 2002, lo scioglimento del club. Due anni dopo scoppia lo scandalo Parmalat, con il crac dell’azienda di Callisto Tanzi e per il calcio parmigiano inizia il lento declino. Che nel 2015 porta al fallimento e alla ripartenza dai dilettanti.

Ma quest’anno il calcio a Parma è tornato a splendere. La squadra in due anni è passata dalla Serie D a giocarsi, questa primavera, la promozione in Serie B. Una cavalcata trionfale durata 24 mesi e che si conclude il 17 giugno 2017, quando il Parma batte 2-0 l’Alessandria nella finale dei play-off di Lega Pro, conquistando la promozione in Serie B. Una rinascita figlia dell’amore della città per lo sport e dei suoi imprenditori che hanno scommesso sulla rinascita della squadra.

Parma, dunque, dopo l’ennesimo fallimento sportivo rischia, tra pochi mesi, di veder sparire dalla sua città un’altra eccellenza sportiva. (Credits - Getty Images)
Parma, dunque, dopo l’ennesimo fallimento sportivo rischia, tra pochi mesi, di veder sparire dalla sua città un’altra eccellenza sportiva. (Credits – Getty Images)

Ma quest’anno, a Parma, c’è stato anche l’ennesimo fallimento. Arriva dal rugby, dove già negli ultimi anni le squadre storiche avevano dovuto rinunciare all’alto livello, dove un paio d’anni fa erano falliti i Crociati e dove, tre anni fa, sono arrivate le Zebre. La franchigia è una delle due squadre italiane che partecipano alla Guinness Pro 12, il torneo internazionale che coinvolge club di Irlanda, Galles, Scozia e Italia.

Nate dalle ceneri degli Aironi di Viadana, le Zebre sono prima gestite direttamente dalla Federazione, poi nell’estate 2015 vengono privatizzate, con un gruppo di imprenditori vicini al mondo del rugby parmigiano che acquistano le quote. Purtroppo già dal novembre di quell’anno iniziano a girare voci di problemi economici, in meno di due anni di vita cambia tre volte il presidente e la Fir è obbligata a più riprese a intervenire economicamente per salvare un club che non fa breccia tra i tifosi della città e che, soprattutto, non trova l’appoggio degli imprenditori che non sponsorizzano il club.

Ieri la parola fine. La Fir, con un comunicato stampa, ha annunciato che “la costituzione di una nuova Società, che conserverà il nome Zebre, è già stata deliberata dal Consiglio Federale e verrà formalizzata nei prossimi giorni. La nuova Società sarà interamente partecipata dalla Federazione stessa con l’obiettivo di rispettare gli accordi vigenti e garantire la partecipazione di due squadre italiane al Guinness PRO12 sino al 2020”. Insomma, le Zebre sono fallite.

Ora rinasceranno federali, ma nella volontà della Federazione e del suo presidente Alfredo Gavazzi non è detto che resteranno a Parma. Lo faranno l’anno prossimo, ma solo per mancanza di alternative nel breve termine, ma da tempo si parla dell’ipotesi di trasferirle a Milano o a Roma. E Parma, dunque, dopo l’ennesimo fallimento sportivo rischia, tra pochi mesi, di veder sparire dalla sua città un’altra eccellenza sportiva.

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