Pecoraro in Antimafia: "Mai associato Agnelli alla ndrangheta, biglietti gestiti da malavitosi"

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, inibito per 12 mesi dal Tribunale Federale Nazionale. Il Procuratore Federale e il club faranno ricorso.

Giornata di chiarimenti in Commissione Antimafia dove è stato nuovamente ascoltato Giuseppe Pecoraro, Procuratore federale che ha deferito il presidente Agnelli e altri dirigenti della Juventus per la gestione dei biglietti.

Al centro dell'incontro però c'era soprattutto una presunta intercettazione dalla quale si evinceva che Agnelli fosse a conoscenza della statura criminale di Rocco Dominello, intercettazione che non risultava agli atti nè in Procura a Torino nè all'Antimafia.

A fare chiarezza quindi è dovuto intervenire lo stesso Pecoraro che ha ammesso: "L'ntercettazione di cui si è parlato l'altra volta (fra D'Angelo e Calvo dell'agosto 2016), su cui sono state dette tante cose, è un'interpretazione che è stata data.

Noi abbiamo dato una certa interpretazione, perché da quella frase sembrava ci fosse una certa confidenza fra Agnelli e Dominello, ma probabilmente era del pm quella frase. Anzi, da una lettura migliore la attribuisco al pubblico ministero". 

Il Procuratore della FIGC però tiene il punto sul deferimento di Agnelli: "L'articolo 12 del Codice di giustizia sportiva dice che non è possibile il bagarinaggio, è un articolo preciso. Della gestione dei biglietti era a conoscenza anche Agnelli: la responsabilità è in primo luogo del presidente della società che era consapevole o comunque non ha vigilato sulla gestione dei biglietti.

C'è una responsabilità diretta e una indiretta per essere rappresentante legale della società. A noi interessa la condotta antisportiva e di slealtà, questo concetto è nel Codice sportivo: un dirigente non può avere un certo tipo di comportamento. Ma io non ho mai associato il nome di Agnelli alla ndrangheta".

Infine Pecoraro ribadisce: "A noi interessa che i biglietti siano stati venduti da parte di soggetti malavitosi, c'è un interrogatorio dove si parla di fondi non solo per la famiglia ma anche per quelle dei detenuti".

Stessa linea tenuta dalla presidente dell'Antimafia, Rosy Bindi, che sottolinea: "E' vero, quell'intercettazione non riguarda Andrea Agnelli. Ma a noi basta sapere che le mafie in Italia arrivino persino alla Juventus".

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