Perché il futuro di Dusan Vlahovic dipende da due grandi attaccanti internazionali

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Nella prima estate viola targata Rocco Commisso, quella della tournée negli USA a casa del nuovo patron e del revival poco riuscito con Vincenzo Montella in panchina, c'era una palpabile aria di tensione che non riusciva del tutto a mascherarsi dietro ai sorrisi e alle foto di rito. C'era del resto il giovane gioiello della squadra, figlio d'arte e legato a Firenze fin dall'infanzia, che sgomitava da tempo per coltivare altrove le proprie ambizioni di grandezza, dopo tre stagioni in crescendo con la maglia della Fiorentina. Da giovane promessa cresciuta nel nido viola, insomma, Federico Chiesa era sbocciato a tal punto da diventare più ingombrante dell'involucro che lo aveva visto formarsi, la voglia di spiccare il volo era visibile, incontenibile. E nel luglio del 2019 tutta quella smania si tradusse in scene che non chiedevano poi un sottile processo d'interpretazione: un incontro con Joe Barone, che allora muoveva i primi passi come referente delle cose viola, un incontro che curiosamente andò in scena in pullman, tra rimproveri e toni aspri, arrivando addirittura a un passo dalle lacrime.

L'unica stagione di Chiesa nella Viola di Commisso | Alessandro Sabattini/Getty Images
L'unica stagione di Chiesa nella Viola di Commisso | Alessandro Sabattini/Getty Images

Una prospettiva che condusse sì a un ultimo anno insieme, peraltro il migliore di Chiesa a livello personale con la Fiorentina, ma che aprì la strada all'addio che si sarebbe poi consumato l'anno dopo, in direzione Juventus, proprio come auspicava il classe '97. Superficialmente, insomma, pensare oggi a Dusan Vlahovic potrebbe rimandare a quei colloqui animati, alla smania di sbocciare altrove, di affermarsi definitivamente dopo un anno eccezionale a livello personale. E invece no, per diversi motivi succede tutt'altro: la gestione del classe 2000 serbo del suo momento è lucida, razionale, pressoché priva di sbavature. Il mini caso mediatico delle parole "appena mi propongono il contratto lo firmo", come a volersi deresponsabilizzare, rientra nelle classiche schermaglie, nel gioco delle parti, e anche il dialogo con Barone a Moena è sempre disteso, senza spigoli o contrasti espliciti.

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E un'altra differenza bella eclatante è a gestione comunicativa da parte del giocatore, pensando al mondo dei social: i post di Vlahovic sono tutti, o quasi, a tinte decisamente viola. Come a voler dire: la mia testa è qui, non sono proiettato a scenari diversi dalla crescita nella Fiorentina, con Vincenzo Italiano. Il nuovo tecnico, in coro con compagni più o meno giovani del serbo, ha incoronato Vlahovic come leader di personalità e abnegazione di questa squadra, come un concentrato di fame e ambizione, ma almeno per il momento tale vulcanica voglia di crescere non si tradurrà nel passaggio in una big italiana, Juventus compresa. La situazione differisce da quella di Chiesa anche in tal senso: Vlahovic ha vissuto la sua prima stagione da protagonista assoluto, con 21 gol nell'ultima Serie A in un contesto globalmente deludente come quello viola, e ha assolutamente bisogno di continuità, di minutaggio e fiducia prima ancora che di gol, tanto da rendere deleterio in passaggio in realtà che, al momento, lo vedrebbero come "uno dei tanti".

Occhio al fattore Kane | Visionhaus/Getty Images
Occhio al fattore Kane | Visionhaus/Getty Images

Chiesa era in sostanza arrivato al punto di non ritorno in viola, ormai aveva concluso la propria parabola e si era di fatto già affermato come una solida realtà del calcio italiano, mentre Vlahovic ha bisogno ancora di un anno da titolare e punto fermo di una squadra che creda in lui, che veda in lui un trascinatore. Il mercato però, soprattutto quando c'è una trattativa per un rinnovo di mezzo, sa regalare anche scossoni e sorprese: occhio dunque a quel che potrebbe accadere sul piano internazionale, anche al di fuori dei confini della Serie A. A spostare gli equilibri in questo senso potrebbero essere due fenomeni come Erling Haland ed Harry Kane, calciatori di livello assoluto accostati più volte a un addio ai rispettivi club, Borussia Dortmund e Tottenham. In entrambi i casi una cessione darebbe ai due club una liquidità importante, cifre comunque superiori ai 100 milioni di euro. E a quel punto puntare su Vlahovic, come astro nascente dell'attacco, potrebbe davvero diventare una pista da tenere in considerazione, un azzardo solo parziale su un ragazzo dal sicuro avvenire.

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