Perché vogliono far fuori Pioli? Il Milan non è da Champions, il 5° posto non sarebbe un fallimento

Stefano Agresti
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In italia ci sono tre squadre decisamente superiori al Milan per qualità dell'organico: Inter, Juve, Napoli. Perché i rossoneri arrivassero davanti a una o più di queste, ci sarebbe stato bisogno di un evento particolare: il loro naufragio (bianconeri e azzurri sono ancora a rischio) oppure un percorso straordinario da parte dello stesso Milan. Poi c'è un gruppo di formazioni che ambiva al quarto posto, l'ultimo utile per entrare in Champions: Atalanta, Lazio, Roma e appunto i rossoneri. Qual è la migliore delle quattro? La risposta è soggettiva, ognuno la pensa a modo proprio; noi abbiamo la sensazione che, quando trova la condizione atletica, la più forte sia la squadra di Gasperini. Qualunque sia il vostro giudizio in merito, resta un fatto: all’inizio del campionato, se nessuna delle tre big avesse sbagliato tutto, sarebbe rimasto a disposizione un posto per quattro formazioni. Adesso sta passando il concetto che, se non porta il Milan in Champions, Pioli ha fallito. Ma non è così.

Il paradosso è che Pioli, nel giudizio generale (ed evidentemente anche in quello del suo club, che sta valutando l’ipotesi di farlo fuori), paga l'eccezionale rendimento della prima parte del campionato. Se avesse avuto un percorso opposto, sbagliando l’avvio e crescendo alla distanza, i giudizi sarebbero diversi anche se adesso avesse gli stessi 66 punti. Prendete il Napoli: è superiore al Milan per qualità e quantità di calciatori di livello, è alla pari in classifica con i rossoneri, eppure Gattuso viene celebrato quasi come se stesse facendo un miracolo. Il motivo? E’ partito malissimo e ora sta recuperando il terreno perduto, quindi dà l’impressione di volare.

Noi non dimentichiamo il punto di partenza del Milan e del Napoli, ovvero le potenzialità di entrambe a inizio anno, perciò il nostro giudizio è differente: se i rossoneri arrivano quinti o sesti non hanno fallito ma hanno viaggiato in linea con le loro possibilità tecniche (anche se ovviamente bisogna prendere atto del crollo di risultati nella seconda parte della stagione); se gli azzurri entrano in Champions, hanno centrato l’obiettivo minimo (ma davvero minimo) del loro campionato. Semmai bisogna che il Milan, inteso come società, cominci a riflettere seriamente sulla consistenza del proprio organico dopo l’illusione - cullata a lungo - di avere un gruppo da vertice. Non è così, il campo lo ha dimostrato. E per crescere e avvicinare le migliori non serve cambiare allenatore: occorrono i calciatori. Invece adesso si parla più di partenze eccellenti, da Donnarumma a Calhanoglu, che di rinforzi importanti.

@steagresti