Perché Cuba è sempre così forte nel pugilato: si parte dalla scuola

Giovani pugili e Che Guevara. (YAMIL LAGE/AFP/Getty Images)
Giovani pugili e Che Guevara. (YAMIL LAGE/AFP/Getty Images)

Da noi a essere onnipresente nella dieta sportiva di ogni bambino è il calcio. Un pallone è sempre tra i piedi, nel bene e nel male, in un'Italia che è unitissima quasi esclusivamente quando la nazionale azzurra combina qualcosa di nuovo. Come noi, il Brasile e l'Argentina hanno lo stesso tipo di impostazione mentale: pronti via, dietro a un pallone. E se qualche osservatore di vede, prendi l'occasione e non lasciarla andare via.

A Cuba lo sport che non si può quasi mai evitare è la boxe. I praticanti sono centinaia di migliaia, gli altri sport sono ben poco considerati se non per qualche timido investimento nell'atletica leggera e nella pallavolo. Alle Olimpiadi estive Cuba ha vinto 73 medaglie totali nel pugilato, di cui 37 d'oro; è quasi il 30% del totale, che si divide tra atletica leggera, lotta libera, judo, scherma, baseball, pallavolo, taekwondo e sollevamento pesi.

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Nonostante sia il Baseball lo sport nel quale Cuba primeggia come medagliere, il pugilato ha un peso specifico maggiore. Solo gli Stati Uniti hanno conquistato più titoli, nonostante il confronto impari tra una nazione di 300 milioni di abitanti e una piccola isola caraibica. Teofilo Stevenson e Felix Savon sono gli antenati dei campioncini di oggi, che affollano le palestre in cerca di un presente e di un futuro sportivo.

Cominciano a 5 anni, con la boxe. Al mattino i giovani praticanti frequentano la scuola come tutti, al pomeriggio si allenano quasi come degli adulti. La disciplina in palestra è un principio fondamentale; e anche se fuori dalle mura a volte i talenti si perdono in risse, nell'alcolismo e nella povertà, dentro è un santuario del pugilato a tutti gli effetti.

La politica non è all'oscuro del fenomeno pugilato, e foraggia da tempo con ingenti somme la creazione di una filiera di talenti. Il regime socialista, che negli anni è diventato molto meno 'chiuso' nelle sue politiche economiche, incoraggia da sempre la boxe - con la tecnica della capillarità a buon mercato. Vale a dire un numero impressionante di palestre e centri sportivi, ma in luoghi assai poco curati - quasi alla rovina. I talent scout fanno il giro di questi luoghi e cercano il campione di domani.

La competizione è feroce, ma come sempre il meglio attrae il meglio. Sono i campioni olimpici del passato ad aver aperto le scuole più attrezzate, e a costo di sacrifici familiari i migliori pugili in erba vanno ad allenarsi da loro.

Forse è una situazione assai troppo estrema per un paragone con l'Italia, ma a ben guardare c'è un luogo che richiama in lontananza lo spirito dell'Avana: è Scampia, ove sono nati e cresciuti innumerevoli talenti nelle diverse arti marziali e pugilistiche. Anche a Scampia, come a Cuba, l'incuria dei luoghi e il rischio della criminalità e della povertà sono elementi mordaci. Chi ne esce fuori con lo sport, può combattere qualsiasi avversario.

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