Più di Barella e Milinkovic: nessuno corre quanto Brozovic in Serie A, Conte gli chiede l’ultimo step

Alessandro Cosattini
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Sacrificio. È tra i capisaldi dell'Inter di Antonio Conte, sempre più vicino alla vittoria dello scudetto dopo il successo casalingo contro il Verona. E chi meglio di Marcelo Brozovic rappresenta questo concetto nell'undici tipo nerazzurro? Probabilmente nessuno, e lo dicono i numeri. Nessuno infatti corre come il croato in Serie A tra i centrocampisti: in media macina 13km a partita. Più del compagno di squadra Nicolò Barella (11,4), anche lui nella top 5 del campionato italiano; più di Marten Thorsby della Sampdoria (11,7 km corsi a gara, secondo in classifica), Marko Rog del Cagliari (11,6) e Sergej Milinkovic-Savic (11.5). Il croato dell’Inter è il più grande faticatore del campionato, il vero faro della formazione guidata da Antonio Conte. Il collante tra la difesa - blindatissima dopo un inizio traballante - e l’attacco, con la coppia Lukaku-Lautaro Martinez davanti a tutti in Serie A (36 gol, più di Ronaldo e Morata che sono a 34 e di Muriel e Zapata a 33). Con 29 partite in campionato (1 gol e 6 assist), Brozovic è tra i giocatori più impiegati in stagione da Conte. Un vero e proprio insostituibile nello scacchiere nerazzurro, davanti alla difesa.

IL SIPARIETTO - Non è casuale il siparietto che ha fatto divertire i tifosi nerazzurri sui social settimana scorsa, dopo il pareggio contro lo Spezia, con Brozovic stesso e Conte protagonisti. Il croato sbaglia un passaggio, l’allenatore lo riprende immediatamente: “Non fare ste cag…!”. Brozo ribatte immediatamente: “Ma ero da solo”. Conte non ci sta: “Vai a fare in c…, gioca semplice”. Nessuna polemica a gara finito tra i due, anzi: una semplice incomprensione di campo. Anarchico, spesso discontinuo e testardo fino a qualche fa, dopo un inizio altalenante è diventato il metronomo perfetto del centrocampo dell’Inter.

L'ULTIMO STEP - E ruota proprio attorno alla semplicità l'ultimo step che chiede Conte a Brozovic. In Italia, ma anche e soprattutto in Europa, dove serve grande velocità di pensiero e di esecuzione. Non è casuale il rimprovero di Conte, puntiglioso su ogni dettaglio, un vero e proprio martello da quando ha iniziato a fare l'allenatore. Sa che per fare più strada in Europa, la svolta passa dal cuore della squadra, il centrocampo. Lo scudetto dista 4 punti, poi ci saranno i festeggiamenti e il focus si sposterà solo in seguito sulla prossima stagione. Dove l'Inter dovrà dimostrare di aver fatto il salto di qualità anche in Champions League, dopo la conquista dello scudetto che a Milano, sponda nerazzurra, manca dal 2010.