Pioli e dirigenza a colloquio: "Zero giustificazioni, l'Inter ha toccato il fondo"

Dalle stelle, o quasi, alle stalle. Senza quasi. Tutti per Stefano Pioli, tutti per la riconferma alla guida dell'Inter nel 2017/2018. Poi, dopo dodici goal segnati tra Cagliari e Atalanta, la squadra nerazzurra ha spento la luce. Completo buio dopo la disfatta di Firenze, che arriva dopo la delusione Derby e le sconfitte contro Crotone e Sampdoria.

Al termine della gara persa 5-4 contro la Fiorentina, mentre la squadra ha via via raggiunto il pullman, Pioli è rimasto a colloquio con la dirigenza per fare il punto della situazione: Piero Ausilio, Giovanni Gardini, Steven Zhang e Javier Zanetti a colloquio con il tecnico nerazzurro, che in poche settimane ha visto il castello costruito nel post De Boer crollare all'improvviso.

Solo a venti minuti dalla mezzanotte Pioli si è presentato davanti ai vari microfoni: "Non ci sono giustificazioni, abbiamo avuto un blackout dopo un primo tempo all'altezza. Quella del secondo tempo non è sicuramente la mia Inter" le parole di un visibilmente deluso tecnico nerazzurro.

Icardi Fiorentina Inter Serie A

"In questo momento non sappiamo reagire alla difficoltà, diventiamo piccoli piccoli. Dobbiamo voltare pagina, abbiamo cinque gare per dimostrare di non essere quelli del secondo tempo di Firenze. Abbiamo il dovere di tenere alto il nome della nostra società. Non abbiamo messo quella continuità e quell'atteggiamento mentale che serve per vincere partite difficili".

Pioli non usa certo giri di parole per spiegare l'Inter horror vista nel secondo tempo contro la Fiorentina: "Mi sento responsabile di stasera come degli ultimi risultati, come tutti i giocatori. Abbiamo toccato il fondo, ora dovrò motivare i giocatori, il campionato non è finito ed abbiamo ancora altri valori da mettere in mostra".

Nonostante la situazione, Pioli non sembra comunque in discussione, in virtù di sole cinque gare mancanti: di certo un ko stile Firenze in casa del Napoli, prossima avversaria che i nerazzurri sfideranno al San Paolo, potrebbe cambiare nuovamente la storia e rivoltarla in maniera scioccante. O quasi.

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