Pirlo sposa la filosofia Juve: ecco perché come modello ha scelto Allegri e non Sarri

Luca Fazzini
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Corto muso. Quanto basta per alzare le braccia al traguardo e festeggiare davanti all'avversario. Anzi, davanti a tutti gli avversari. Lo sa bene Max Allegri, amante dell'ippica, che nell'aprile 2019, a Ferrara, racchiuse la sua filosofia calcistica in una divertente metafora. Basta il minimo distacco per vincere. Ma occorre vincere per essere ricordati ed entrare negli annali. Solo il primo classificato passa alla storia, gli altri si disperdono nell'inesorabile flusso degli anni come fumo nell'aria. Lo sa bene Allegri, lo sta imparando Andrea Pirlo. Che di vittorie, in carriera, ne ha accumulate molte, ma la panchina è un'altra cosa.

STILE JUVE - E così, dopo due mesi di idee e calcio liquido, di scommesse e formazioni a sorpresa, Pirlo torna a mettere i risultati al primo posto. Lo ha fatto nella conferenza stampa pre-Cagliari, spiegando in maniera chiara: "Il periodo di adattamento è finito, gli esperimenti sono terminati: ora fino a Natale avremo dieci partite da giocare come delle finali. Già col Cagliari voglio vedere spirito diverso e combattivo per fare risultati. Voglio vedere una squadra che punta a raggiungere il risultato in ogni modo, che non tralasci nemmeno il minimo dettaglio come ha sempre fatto in questi anni". Arrivare al risultato in ogni modo, parafrasi di quel 'vincere è l'unica cosa che conta' che Boniperti ha reso ben più di un motto dalle parti di Torino.

COME ALLEGRI - Pirlo lo ha capito, ora si fa sul serio. Perché il Milan è a +4 e perché mai come in questo campionato a dettare legge è l'imprevedibilità. I contagi Covid, il calendario compresso, i rinvii: non si può sbagliare, non c'è tempo da perdere in prove, esperimenti o superflui accorgimenti. Idee e bel gioco, certo, ma con la testa alla vittoria. Il tecnico lo sottolinea più volte: bisogna chiudere le partite, il ricordo della rimonta-beffa subita contro la Lazio è ancora nitido e Pirlo non vuole riviverlo. Per questo, dopo due mesi, sposa la filosofia di Allegri: è lui il modello da seguire, non quel Sarri che vinse, sì, ma fece dell'estetica quasi un'ossessione. Senza riuscirci.