Ponte Morandi a "rischio crollo" dal 2014: il report ignorato da Atlantia

(Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images)
(Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images)

Una tragedia che poteva essere evitata quella del Ponte Morandi che, il 14 agosto 2018, causò la morte di 43 persone e quasi 600 sfollati a causa del crollo parziale della struttura. Secondo quanto riportato nell’edizione odierna de La Repubblica Atlantia sapeva dei danni strutturali del viadotto Polcevera, ma avrebbe ignorato il report del 2014 di Spea, società delegata al monitoraggio della rete autostradale.

Secondo un documento scovato all’interno del registro digitale di Atlantia dagli inquirenti, un report del 2014 parlava di “rischio crollo” per il Ponte, dicitura che poi nel 2017 venne trasformata in “rischio di perdita di stabilità”. Due diciture opposte tra di loro in quanto, come sottolineato dall’ingegnere Alfio Leonardi “la perdita di stabilità non significa che crolli, ma si può risolvere con una lesione che si apre e che comporta la limitazione del traffico; il rischio crollo comporta invece l’immediata chiusura della struttura”.

Scorri per continuare con i contenuti
Annuncio

GUARDA ANCHE - Ponte Morandi, cosa è successo in un anno

Ponte Morandi, Atlantia sapeva del rischio

Ad oltre un anno dalla tragedia i i finanzieri del Nucleo operativo metropolitano, guidati dal tenente colonnello Giampaolo Lo Turco e del Primo gruppo di Genova, hanno sequestrato il documento nella sede romana di Atlantia. Un report acquisito dagli inquirenti nel marzo scorso e tenuto nascosto dalla procura per essere utilizzato come “un asso nella manica, da tirare fuori al momento opportuno, in sede di chiusura delle indagini e di richiesta di rinvio a giudizio” si legge su Repubblica.

Come riportato sul giornale, quel “documento di programmazione del rischio”, stilato dall’apposito Ufficio Rischio di Aspi, è passato dai vari consigli di amministrazione, sia di Autostrade che di Atlantia per informare gli azionisti e per programmare gli interventi, chiedere consulenze tecniche e studi a ditte esterne, come quello prodotto nell’autunno del 2017 dal Cesi di Milano.

LEGGI ANCHE - Caduti calcinacci dal viadotto sulla A12: la paura dei residenti

Ponte Morandi, i pm vogliono fare chiarezza

I pm Massimo Terrile e Walter Cotugno vogliono capire perché il progetto di consolidamento del ponte sia stato sottoposto alla valutazione del provveditorato alle Opere pubbliche soltanto nel febbraio del 2018 e nel giugno sia giunto al Mit, nonostante quel “rischio crollo” fosse certificato già quattro anni prima. I lavori sarebbero dovuti iniziare nell’autunno 2018, ma il crollo a Ferragosto causò la tragedia che tutti quanti conoscono.

GUARDA ANCHE - La posa del primo pezzo del nuovo ponte

Una parte del ponte, secondo quanto sottolineato dai magistrati, veniva classificato con voto inferiore a 50, oltre questo livello si applicano misure di limitazione del traffico o chiusure.

LEGGI ANCHE - Ponte Morandi, la rivelazione della NASA: "Tremava già nel 2015"

Gli inquirenti, che sentiranno i 73 indagati per omicidio e disastro colposo, chiederanno delucidazioni sul basso rischio riportato per il Polcevera, anche se dalle intercettazioni telefoniche risulta che i monitoraggi fossero addolciti e alleggeriti sotto le pressioni del responsabile della Manutenzione di Aspi Michele Donferri Mitelli (“Che sono tutti questi 50... me li dovete toglie tutti... Devo spendere di meno”, ndr).

LEGGI ANCHE - Ponte Morandi, nozze in vista per due sopravvissuti

Potrebbe interessarti anche...