PSG vs Manchester City: come sono cambiati i due club con le nuove proprietà

Andrea Gigante
·8 minuto per la lettura

Dopo quella tra Real Madrid e Chelsea, stasera tocca a Paris Saint-Germain e Manchester City disputare la seconda semifinale della Champions League. I Light Blues sono sulla carta la squadra più accreditata per la vittoria finale, come conferma l'imbattibilità per tutta la competizione; i parigini hanno invece perso già tre partite, ma va evidenziato che gli avversari affrontati erano ben più forti di quelli con cui ha dovuto giocare il City.

È la seconda volta che le due squadre si affrontano in Champions League: l'ultimo confronto è stato nel 2016, quando a spuntarla furono gli inglesi. Da allora, PSG e City hanno continuato nel proprio percorso di crescita e di affermazione all'interno del panorama calcistico europeo, attuato attraverso ingenti somme di denaro investite.

Molti tifosi hanno rinominato questa sfida "Il Cla$ico", una sorta di derby tra sceicchi. Tuttavia, come evidenzia Football Benchmark, PSG e City sono sì le squadre che spendono di più per il proprio progetto, ma nel loro operato seguono due strategie imprenditoriali e commerciali decisamente diverse.

L'unico punto in comune è quello di partenza: quando lo sceicco Mansour (Abu Dhabi United Group) e Qatar Sports Investments (QSI) hanno rilevato rispettivamente il City nel 2008 e il PSG nel 2011, hanno scelto entrambi di investire massicciamente nelle strutture e negli addetti ai lavori del club, garantendo basi solide per una crescita futura.

L'ultimo confronto tra City e PSG | Clive Brunskill/Getty Images
L'ultimo confronto tra City e PSG | Clive Brunskill/Getty Images

Stesso obiettivo, ma strategie differenti

Il Manchester City è il fulcro di una rete più ampia di società: il City Football Group (CFG) possiede infatti 10 squadre sparse per l'intero globo. Come analizza ancora Football Benchmark, si tratta di una strategia molto remunerativa dal punto di vista commerciale. Cioè, se un'azienda desidera sponsorizzare il City, dovrà necessariamente versare una quota aggiuntiva per finanziare gli altri club della holding. Di conseguenza, i vari New York City FC e Melbourne City FC beneficeranno degli affari intessuti dai Blues di Manchester. Da un punto di vista strategico e operativo, il CFG riesce a spostare talenti e conoscenze all'interno della rete, trasferendo non solo calciatori promettenti, ma anche allenatori, analisti e ogni tipo di professionista da una squadra all'altra. Così facendo, Guardiola avrà sempre a disposizione gli uomini migliori nel proprio staff e nella rosa.

Invece, il QSI non possiede altre società calcistiche, ma solo il PSG. La strategia è diversa rispetto a quella dei Citizens, ma non per questo meno vincente. Lo scopo dei proprietari dei parigini è quello di esportare il marchio Paris in tutto il mondo, superando i confini dell'universo calcistico e rendendolo un vero e proprio stile di vita. Negli ultimi anni, hanno siglato infatti un accordo commerciale con Air Jordan di Nike, legando il nome della squadra al mondo dell'abbigliamento, in particolare a quello di strada. Così facendo, i qatarioti riescono a sfruttare a pieno la poliedricità di Parigi: non solo alta moda, fashion e sfilate, ma anche la dura realtà delle banlieue, delle strade di periferia, le stesse su cui crescono i futuri calciatori della nazionale francese. Quella del PSG, è una strategia che parte dalla propria realtà per trasformarla in un marchio, fatto di valori e riconoscibilità.

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Crescita societaria tramite gli investimenti

Ricavi finanziari

Andando a guardare nelle tasche di City e PSG, è innegabile constatare che le due squadre siano cresciute in maniera esponenziale nell'ultimo decennio. Prima che arrivasse l'Abu Dhabi United, la società inglese incassava 104 milioni di euro come ricavi operativi. Dopo due anni dall'acquisizione (2010), questa cifra era salita del 63%, continuando a crescere fino ai 610 milioni di euro di ricavato. In poco più di 10 anni, i guadagni del City sono aumentati del 487%. Il PSG è stato invece rilevato nel 2011, quando i ricavi erano di circa 101 milioni di euro. Nel giro di quasi 10 anni, queste cifre hanno raggiunto i 638 milioni di euro, con un aumento del 532%.

Tuttavia, le due società hanno dovuto fare i conti con dei cali in bilancio, a causa dell'emergenza Covid-19. La portata di questo deficit è però diversa: il PSG registra una diminuzione del 15%, visto che la Federcalcio francese decise di porre fine al campionato della passata stagione, impedendo ai parigini ogni altro guadagno; per i Citizens il campionato è proseguito ma, i mancati introiti dei biglietti e gli sconti per i diritti televisivi, hanno portato a un calo del 10% in bilancio.

Al-Khelaïfi, il proprietario del PSG | VALERY HACHE/Getty Images
Al-Khelaïfi, il proprietario del PSG | VALERY HACHE/Getty Images

Ricavi commerciali

Questo parametro è probabilmente quello che meglio rappresenta la forza del marchio, visto che è dato dai guadagni provenienti dalle partnership e dalla vendita di maglie e merchandising di ogni tipo.

City e PSG hanno registrato degli aumenti significativi sotto questa voce, crescendo rispettivamente del 715% e 344% nell'ultimo decennio. Il merito è soprattutto legato ai successi in ambito sportivo che hanno permesso l'allargamento del bacino di séguito delle due squadre. Di conseguenza, Citizens e Parisien possono permettersi di pretendere ingenti somme dalle aziende che vogliono produrre le loro maglie o che semplicemente vogliono farci stampare il proprio logo sopra.

Il main sponsor sulla divisa del PSG è il marchio alberghiero globale AccorHotels che mette sul piatto annualmente 63 milioni di euro, la terza somma più alta a livello di partnership. Leggermente più "misera" è la somma che Ethiad versa nelle casse del City ogni anno, appena 51 milioni di euro. A queste cifre, vanno aggiunte quelle ancora più redditizie legate agli sponsor tecnici. Il remunerativo accordo da 80 milioni tra PSG e Air Jordan, permette ai parigini di trascendere la sfera calcistica e di rendere quello parigino un esempio di lifestyle. Mentre quello tra City e Puma è un affare da 74 milioni di euro, il quinto più ricco nel settore.

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Il mondo della tecnologia e dei social

Entrambi i club sono molto attenti al mondo dei giovani e riescono a sfruttare perfettamente le nuove tendenze e tecnologie per rafforzare il proprio rapporto con la Generazione Z. Non a caso, City e PSG sono le prime società calcistiche a essersi provviste di squadre eSports, per coinvolgere una fetta sempre più grossa di pubblico.

I grandi risultati sul piano sportivo, raggiunti anche grazie ai campioni ingaggiati (ci arriviamo subito), e corredati da una forte attività di marketing, hanno comportato una forte crescita delle due società sui social. Ad avere più followers è il PSG, con 98 milioni di seguaci tra le varie piattaforme; tuttavia, va evidenziata l'attenzione del City per il mercato cinese: gli inglesi infatti sovrastano i parigini su Weibo, uno dei social più utilizzati in Estremo Oriente. Notevole anche il gap di followers su Instagram, grazie alle numerose partnership commerciali e all'attività di co-branding, Les Parisien riescono infatti a surclassare nettamente i Citizens.

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Spese di trasferimento

Entrambe le società registrano un generale aumento nei costi del personale: un accrescimento nato per contribuire ancora di più al miglioramento della società. In particolare, si può analizzare l'esborso legato alla spesa media nei trasferimenti dei giocatori. Andando a vedere i dati dell'ultimo decennio, si nota come il City abbia speso mediamente di più a stagione, anche se ha paradossalmente speso "poco" per le singole operazioni. Infatti, ad oggi l'acquisto più costoso degli inglesi è quello di De Bruyne per 76 milioni di euro. Al contrario, i parigini hanno speso meno nel calciomercato, ma hanno messo a segno due dei colpi più onerosi nella storia del calcio: quello di Mbappé (180 milioni), ma soprattutto quelli di Neymar (222 milioni).

È senz'altro significativo il dato sull'evoluzione del valore delle rose. Prendendo come data di partenza il 2012, anno in cui QSI ha completato l'acquisizione del PSG, i parigini hanno registrato una crescita del 285%, passando da 199 a 766 milioni di euro; una somma ovviamente gonfiata dagli ingaggi di Mbappé e Neymar. Nel 2012 Mansour era alla guida del City da ormai 4 anni, quindi il valore della rosa era già abbastanza alto (496 milioni di euro per Transfermarkt), però la crescita è stata implacabile: ad oggi, Guardiola può contare sulla squadra più costosa al mondo, l'unica (insieme al Liverpool) a superare il miliardo di euro.

Neymar e De Bruyne si affrontano in nazionale | SAEED KHAN/Getty Images
Neymar e De Bruyne si affrontano in nazionale | SAEED KHAN/Getty Images

Conclusione: due giganti in crescita a cui manca qualcosa

Sia Manchester City che PSG si sono evolute velocemente nel corso degli ultimi dieci anni e, nonostante la sostanziale mancanza di una storia gloriosa alle spalle, sono riuscite a ritagliarsi un posto all'interno dell'élite del calcio mondiale.

Il loro ruolo di rilievo nel panorama di questo sport lo si è visto tutto la settimana scorsa, quando si sono resi protagonisti, seppur con posizioni diverse, sul dibattito circa la Superleague. Come ormai ben sappiamo, il City aveva inizialmente deciso di parteciparvi, mentre il PSG ha declinato l'offerta, schierandosi con la UEFA.

Ormai da anni, le due società portano avanti strategie diverse ma allo stesso modo fruttuose. Però, ai due club manca qualcosa, un tassello fondamentale che gioverebbe alle narrazioni strategiche di entrambe: la Champions League. Per proseguire nei propri progetti, che nonostante le differenze hanno lo stesso presupposto, ossia la vittoria, PSG e City hanno bisogno di conquistare la coppa dalle grandi orecchie e di togliersi di dosso la fama della squadra che, nonostante gli investimenti, sa vincere solo nel proprio paese.

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