Quando il nome supera le prestazioni: Eden Hazard merita davvero il Mondiale?

Un’ultima possibilità. La prossima edizione della Coppa del Mondo potrebbe essere l’ultima grande occasione per la generazione d’oro del Belgio di prendersi la gloria. La medaglia di bronzo datata Russia 2018 non può far dimenticare le tre eliminazioni ai quarti di finale (Mondiale 2014, Euro 2016 e 2020). Inoltre, un ricambio generazionale per i Mondiali 2026 sembra inevitabile. La lista dei convocati del commissario tecnico Roberto Martinez, d’altronde, parla chiaro: 11 elementi della rosa hanno oramai superato i 30 anni e l’età media è di 27,8. Troppo per pensare di puntare al Mondiale nordamericano del 2026, in cui i giocatori over 30 di questa lista arriveranno addirittura a 18. Per i Diavoli Rossi, Qatar 2022 è l’ultima occasione. È ora o mai più.

LA FIDUCIA DEL CT - Il Belgio lo sa, Martinez lo sa ed ha deciso di affidarsi ai suoi uomini di fiducia. Courtois, Vertonghen, De Bruyne e Lukaku figurano tutti nella rosa dei convocati. Ma è un nome su tutti ad avere gli occhi puntati addosso: Eden Hazard. Per il 31enne esterno offensivo del Real Madrid sarà la terza (e forse ultima) partecipazione al Mondiale, dopo le esperienze di Russia 2018 e Brasile 2014. Ma come arriva al grande appuntamento? Le ultime stagioni in forza ai Blancos non sono state di certo esaltanti. Il belga ha collezionato 51 presenze (di cui solo 29 dal 1’), condite da 4 gol, saltando ben 49 incontri per infortunio. Il bilancio ci porta ad una pressoché parità tra infortuni e presenze. Poco, troppo poco per trattarsi di Eden Hazard. L’esterno che infiammava i campi di Premier League con la maglia del Chelsea sembra un lontano parente (e ricordo) del giocatore ammirato, per usare un eufemismo, al Santiago Bernabeu.

L’ULTIMO BALLO - I dubbi sulla sua convocazione sono molti e viene quasi difficile comprendere il motivo del suo inserimento in lista. Il belga sta attraversando quello che potrebbe essere considerato il suo periodo peggiore al Real Madrid. Ancelotti l’ha difeso, pur non nascondendo la sua delusione. Ritmo partita, fiducia, prestazioni, tutti elementi che stanno mancando nella stagione di Hazard. I dati forniscono una fotografia immediata di questa prima parte di campionato: nella Liga non vede il campo dal lontano 11 settembre, dai quei 59’ del match contro il Maiorca. Da quella partita, zero presenze. Zero. Solo due spezzoni di partita in Champions League (contro Shakhtar e Lipsia), quando per i Blancos la qualificazione agli ottavi era già in cassaforte. Eden è stato spettatore non pagante di tutti gli altri incontri disputati dal Real Madrid in questa stagione, venendo sempre relegato in panchina. E allora la domanda sorge spontanea: bastano 229’ per farsi convocare al Mondiale? Martinez ci ha già fornito una prima risposta. Ora spetta ad Eden Hazard far parlare il campo, per dimostrare che il vero Hazard non è Thorgan. È l’ultima possibilità.