Quattro anni senza Morosini, Zeppilli: "Non è morto invano"

Goal.com
La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello che aveva condannato i tre medici per il decesso di Piermario Morosini.

Morte Morosini, annullata la condanna ai tre medici

La Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello che aveva condannato i tre medici per il decesso di Piermario Morosini.

Sono passati quattro anni da quel maledetto 14 aprile 2012, quando i sogni e la vita di Piermario Morosini furono stroncati da un attacco cardiaco sul terreno di gioco dello Stadio Adriatico durante il match di Serie B fra Pescara e Livorno.

Il centrocampista della formazione livornese si accasciò improvvisamente a terra, colpito a soli 25 anni da una cardiomiopatia aritmogena, una malattia ereditaria, come rivelò poi l'autopsia. Venticinque anni in cui Morosini ha dovuto fare più volte i conti con le difficoltà della vita: i genitori morti quando era ancora piccolo, il suicidio del fratello Francesco e la disabilità grave della sorella Maria Carla.

Non è stata una vita facile quella di Morosini, che però aveva nel calcio la concreta possibilità di fare grandi cose. Era un calciatore dotato di talento Morosini, cresciuto nel vivaio dell'Atalanta, poi Udinese, Bologna, Padova, Vicenza, Reggina e Livorno, da dove sperava di spiccare il volo per la Serie A.

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Un sogno interrotto improvvisamente quello di Morosini, che è stato oggi ricordato attraverso Twitter dai suoi ex club e non solo. Il calciatore bergamasco, però, non è morto invano, come afferma il professor Paolo Zeppilli, direttore della scuola di Medicina dello Sport del Policlinico Gemelli di Roma, e collaboratore della Federcalcio ormai da anni.

"Oggi possiamo dire che Piermario non è morto invano - ha affermato Zeppilli intervistato dalla Gazzetta dello Sport - Dopo il suo caso abbiamo fatto grossi approfondimenti sulla malattia, a base genetica e rara, ci siamo spinti in territori sconosciuti o quasi e oggi ne sappiamo molto di più, anche grazie a una borsa di studio intitolata a suon nome. Quel ragazzo è stato particolarmente sfortunato, soffriva di una miocardiopatia aritmogena al ventricolo sinistro, quando la forma più nota e diffusa è quella al ventricolo destro. Per giunta era in forma iniziale. Ho visto gli elettrocardiogrammi: non era facile diagnosticarla".

Sul tema ha detto la sua anche il professor Cesare Fiorentini, direttore Sviluppo area clinica dell'Istituto Monzino di Milano... "Gli episodi drammatici che l'attività sportiva può riservare si possono prevenire - ha spiegato - Il punto di partenza fondamentale per evitare nuovi casi drammatici, come quello che ha stroncato la vita a Piermario Morosini, è un'efficace prevenzione sia sotto il profilo aritmologico sia per le anomalie coronariche congenite. Sul campo non deve mai mancare un'adeguata copertura di defibrillatori e la presenza di personale che pratichi le corrette manovre di rianimazione". Proprio il Monzino inaugurera il prossimo 21 aprile un centro avanzato di cardiologia dello sport, il primo del genere in Italia.

 

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