Razzismo nel basket italiano, a 13 anni insultato per il colore della pelle

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Una palla da basket, desolata. (foto d'archivio Getty Images)
Una palla da basket, desolata. (foto d'archivio Getty Images)

Quanta codardia, vigliaccheria e razzismo ci sono dietro a una frase inutilmente priva di senso come 'negro di mer*a?'. In Italia questa prova di bieca ignoranza viene spesso messa in atto nelle situazioni più disparate: nei mezzi pubblici, in strada, sul posto di lavoro, durante una partita di basket giovanile.

Siamo a Milano, durante un triangolare giovanile di pallacanestro. Nella capitale lombarda, sempre più pubblicizzata come un luogo ove le culture possono convivere in modo equo, un ragazzo di 13 anni si è preso degli insulti a sfondo razzista.

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Da chi? Dai genitori della squadra avversaria.

Il ragazzo, adottato a sei mesi e originario dell'Etiopia, ci è rimasto piuttosto male: prima di oggi non aveva mai avuto alcun tipo di problema. Sarebbe normale, è italiano. Il suo 'problema' è però avere la pelle nera, e le persone senza un briciolo di intelligenza la considerano una terribile sciagura.

Se ci pensi, nessuno si sognerebbe mai di insultare un giocatore di basket con la frase 'bianco di mer*a'. Diciamo che in un paese con maggiore educazione civica, nessuno si sognerebbe di insultare un giocatore, punto.

Il giovane cestista, a cui auguriamo di continuare a seguire i propri sogni, è l'unico ad avere la pelle nera all'interno del palazzetto. La frase che sente viene ripetuta più volte; non è l'unico a sentirla. Non risponde. Anzi, risponde nel modo migliore: vince il torneo, ritira il premio e fa la foto con la squadra. Sorride. Poi ne parla con l’allenatore. Infine torna a casa e racconta tutto alla madre.

La madre allora si affida ai social, per farlo sapere agli amici e far arrivare al messaggio a chi di dovere: "Buongiorno. Sono la mamma di un ragazzino che oggi ha giocato un triangolare allo schuster under 13. Mio figlio è stato adottato in Etiopia, italiano dalla pelle nera. Vorrei ringraziare quei GENITORI che dagli spalti gli hanno urlato NEGRO DI MER*A. Complimenti. Evviva lo sport".

In seguito, aggiunge nei commenti che allo stato attuale c'è un clima di intolleranza mai visto prima. Ai quotidiani spiega: "Dal nido fino alla seconda media, che frequenta adesso, mio figlio non ha mai avuto problemi legati al colore della sua pelle e lui è il primo a scherzarci su, in famiglia e con i suoi compagni. Fa sport, frequenta gli scout, è italiano a tutti gli effetti. Ho deciso di denunciare quello che è accaduto perché magari mio figlio già oggi ha dimenticato tutto, ma il razzismo va combattuto, non si può far finta di niente. Il basket finora è sempre stato un ambiente con un tifo sano, sportivo, e se ci sono genitori che invece passano agli insulti razzisti fanno male ai loro figli, non solo al mio".

Le società di pallacanestro Tigers e Schuster non c'entrano nulla con quanto accaduto, e hanno prontamente negato ogni collegamento con i genitori dal razzismo facile. Speriamo che prendano adeguati provvedimenti.

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