I record premiano i capolavori di Spalletti e Giuntoli. Il modello Napoli 'straccia' quelli di Inter, Milan e Juve

Nessuno ha conquistato più punti del Napoli nell'anno solare 2022: 78 contro i 74 del Milan che, anche nella migliore delle ipotesi, riuscirebbe a portarsi a -2 dalla squadra di Luciano Spalletti. Che si gode nel frattempo un distacco dalla seconda in classifica - gli attuali campioni d'Italia possono essere raggiunti al termine di questo turno da Atalanta e Lazio - che alla quattordicesima giornata era stato così ampio solo in due occasioni. In entrambi i casi c'era di mezzo la Juventus, quella della stagione 2005/2006 (che vinse il titolo, poi revocato per Calciopoli) e quella del 2017/2018, la prima con Cristiano Ronaldo in organico. Sono numeri che, come spesso succede, danno forza alle idee e alle convizioni. Una su tutte, per quanto banale e scontata: se il Napoli è lassù è perché ha fatto tutto meglio di chiunque altro.

I MERITI DI SPALLETTI - Una preparazione atletica vecchia maniera - ancorché divisa in due tronconi - con ritiro in località di montagna e la rinuncia ai ricchi premi delle affascinanti tournée in giro per il mondo. Una gestione dell'organico molto sapiente da parte di Spalletti, che è riuscito a concedere minutaggio in campionato a 24 dei 25 componenti effettivi della rosa di inizio stagione (Ounas compreso, solo Sirigu non ha ancora una sola presenza all'attivo) e ad ottenere un rendimento di livello praticamente da tutti quanti. Dagli stakanovisti Meret (1260 minuti), Kim (1170), Di Lorenzo (1249) e Lobotka (1125), ai giovani Zeroli, Gaetano e Zerbin, il tecnico di Certaldo ha mostrato una grande capacità di coinvolgere e far sentire importante ciascuno dei suoi calciatori. Esaltando, grazie ad un gioco collettivo e moderno, individualità di grande talento e prospettiva e facendo esprimere al di sopra di ogni aspettativa anche giocatori che ad inizio stagione non godevano della considerazione attuale.

IL MIRACOLO DI GIUNTOLI - Un lavoro iniziato oltre un anno fa - quando Spalletti rilevò la panchina di Gattuso - che sta portando i suoi frutti ora sul campo e che, se questo patrimonio non fosse disperso per una qualche irragionevole spiegazione, darà ancora tantissimo al Napoli. In termini sportivi ed economici. Perché dietro il miracolo costruito fino a questo punto dell'allenatore c'è quello altrettanto degno di attenzione di un personaggio che a lungo è rimasto dietro le quinte. Un direttore sportivo come Cristiano Giuntoli, capace allo stesso tempo di vendere molto bene i campioni della vecchia guardia e quei giocatori che non rientravano più nel progetto della società anche per ragioni contrattuali e di sostituirli con giovani calciatori in ascesa, inseriti poi in un contesto di squadra che li ha esaltati. E i colpacci a costi convenienti come Kvaratskhelia, Kim, Anguissa, che oggi rappresentano la base del nuovo corso, sono anche l'assicurazione per un futuro più roseo. Pure in caso di proposte tentatrici dalle big europee.

IL MODELLO VINCENTE (PER ORA) - Una macchina perfetta che sta facendo la differenza rispetto alle sue antagoniste e ai modelli alternativi di gestione e programmazione proposti da queste: da chi, come il Milan, ha voluto/dovuto proseguire la politica dei giovani piuttosto che inserire nell'organico dei campioni d'Italia quei tre giocatori già pronti e di livello superiore richiesti da Maldini, a chi come Inter, Roma e Juve - per scelta e/o volontà - è andato sull'usato sicuro nella speranza di una resa altrettanto certo. Il campo, per il momento, dice dell'altro...