Regina Coeli, cella in fiamme: tra gli sfollati anche l'americano dell'omicidio Cerciello

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(Photo by VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)
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Un detenuto di Regina Coeli, a Roma, ha appiccato il fuoco nella sua cella del Centro Clinico del carcere nel pomeriggio di domenica 1 settembre. Le fiamme si sono diffuse velocemente, tanto che è stato necessario sfollare l'intera ala dell'edificio. "Poteva essere una tragedia", ha commentato Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria Sappe.

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"Nel primo pomeriggio di domenica, un detenuto di nazionalità rumena ha dato fuoco al materasso e a tutto quello che c’era nella sua cella del Centro Clinico del carcere. Un fatto grave, che avrebbe potuto avere peggiori conseguenze se non fosse intervenuto per tempo il personale di polizia penitenziaria. Si è reso necessario sfollare il Reparto detentivo, tra i quali detenuti ristretti vi è anche uno degli americani coinvolto nell’uccisione del vicebrigadiere dei carabinieri Cerciello Rega", ha spiegato poi Somma.



Entrambi i giovani coinvolti nell'omicidio di Cerciello, Elder Finnegan Lee (20 anni, accusato di essere l'autore delle 11 coltellate letali) e Christian Gabriel Natale Hjorth (19, accusato di concorso in omicidio), sono detenuti a Regina Coeli, ma non è stato specificato chi dei due fosse tra gli sfollati per l'incendio.


Il prossimo 6 settembre il riesame del caso

Il complicato caso del delitto del vicebrigadiere, ucciso lo scorso 26 luglio, non ha ancora trovato una soluzione. Il prossimo appuntamento per discutere del ricorso presentato dai legali dei due ragazzi è fissato per il prossimo 6 settembre presso il Tribunale del Riesame. Bisognerà invece aspettare altri 60 giorni per i risultati degli esami sugli indumenti indossati da Cerciello quella notte, per capire come sono state inferte quelle coltellate.



L'indagine sulla foto del detenuto bendato

Nel frattempo prosegue l'indagine sulla foto di Chistian Gabriel Natale Hjorth bendato e con le mani legate nella caserma di via In Selci. Il poliziotto che ha scattato la foto, ha spiegato che la bandana era stata applicata per evitare che il ragazzo continuasse a tirare testate contro il muro. Ha inoltre detto che l’immagine doveva fungere solo da memoria difensiva per i pm, e che uno dei carabinieri l'avrebbe invece poi consegnata alla stampa.


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