Superlega, lo spietato Agnelli: telefoni staccati e parole rimangiate, così ha tradito l'amico Ceferin, l'Eca e i fondi

Luca Fazzini
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Tre mesi esatti: è il tempo trascorso dal 19 gennaio. Un giorno che, ai più, non dice niente. Ma dal quale tutto potrebbe essere partito. O meglio, potrebbe essere stato accelerato. Su Calciomercato.com, infatti, raccontavamo in esclusiva della visita di Florentino Perez, presidente del Real Madrid, alla Continassa, quartier generale della Juve: un summit di tre ore che, a posteriori, potrebbe aver messo le definitive basi per il progetto Superlega, ufficialmente presentato nella tarda serata di ieri da 12 top club europei.

BUGIE E TRADIMENTI - Un terremoto strutturale pronto a rivoluzionare il calcio. E tra i grandi fautori ci sono proprio Perez e Agnelli, da sempre sostenitori del progetto e - da ieri sera - rispettivamente presidente e vicepresidente della nuova Superlega. Un doppio cambio di ruolo per il numero uno bianconero. Il quale, entrando in quest'élite europea, si è dimesso da presidente dell'Eca, l'Associazione dei Club Europei, che ieri - tramite un comunicato - si era esposta contro il nuovo format. Un comunicato al quale non ha partecipato lo stesso nipote dell'Avvocato: La Gazzetta dello Sport, infatti, racconta come si sia defilato non rispondendo per diverse ore al telefono. E qui iniziano i primi paradossi. Perché giusto un mese fa, durante l'assemblea generale dell'Eca, Agnelli definiva "un modello ideale" quella nuova Champions League, targata Uefa, che verrà ufficializzata oggi dal Comitato esecutivo a Montreaux. "Se dei club hanno lavorato da soli su qualche progetto, credo che per il momento si fermino qui" spiegava Agnelli, sostenendo un nuovo torneo che - a partire dal 2024 - rivedrà il format della Champions, assicurando 10 partite a stagione a tutti i club e 36 partecipanti. Un tradimento verso l'Eca ma, in parallelo, anche verso la stessa Uefa e il grande amico Ceferin: un rapporto anche extra-politico, basti pensare che il numero uno dell'Uefa è padrino della figlia del presidente bianconero. Il quale, in nome della Superlega, ha sacrificato un'amicizia e voltato le spalle a Ceferin.

IL NO AI FONDI - Ma non è l'unico cambio di strategia di Agnelli, vera variabile impazzita disposta a tutto pur di mettere in atto la rivoluzione. Si pensi, infatti, alla questione fondi: nel novembre scorso, infatti, tutti i 20 partecipanti all'assemblea della Lega Serie A votarono in favore dell'ingresso dei fondi in Lega. Il loro sì a Cvc-Advent-Fsi, private equity interessati al 10% della Serie A, avrebbe garantito 1,7 miliardi nelle casse dei club. Salvo poi, verso gennaio, cambiare totalmente idea, ponendosi fermamente in una posizione ostile ai fondi. Il motivo? Una clausola - all'interno del contratto - che vietava, per almeno 10 anni, l'appoggio a progetti simil-Superlega, che avrebbero azzerato o quasi l'appeal dei campionati nazionali.