Ribery a Firenze, una storia a metà: uscire dal cinema perdendosi la fine del film

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Cosa può esserci di più beffardo di un campione universalmente riconosciuto che veste la maglia della tua squadra del cuore, facendolo però a mezzo servizio a causa dei problemi fisici? Qualcosa di più fastidioso c'è ed è la prospettiva di stadi a porte chiuse, di spalti vuoti e privi di occhi che possano godersi quello spettacolo, quello scenario che sarebbe apparso fantascientifico, persino onirico, solo pochi anni prima.

Barone e Pradè accolgono Ribery | ANDREAS SOLARO/Getty Images
Barone e Pradè accolgono Ribery | ANDREAS SOLARO/Getty Images

L'idea di un epilogo, a questo punto, non può che muoversi sul piano del rimpianto, di quel che poteva essere e invece non è stato se non a sprazzi: i numeri di Franck Ribery con la maglia della Fiorentina, in due stagioni in viola, raccontano di 5 gol e 10 assist in 51 presenze collezionate. Numeri che, di per sé, hanno però poco valore: ne assumono uno se si pensa che il francese non ha mai segnato un gol al Franchi col pubblico presente allo stadio e che la squadra, in queste ultime due stagioni, ha raggiunto due salvezze faticose e stentate, nelle ultime giornate, vivendo annate inferiori alle aspettative e caratterizzate da poche luci e numerose ombre. Da gioiello luminoso accolto a braccia aperte da una piazza in festa, euforica anche per l'arrivo di una nuova proprietà, a campione navigato e pronto a sporcarsi le mani come leader del gruppo e come mentore ancor prima che come calciatore, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Infortunio per Ribery | Paolo Bruno/Getty Images
Infortunio per Ribery | Paolo Bruno/Getty Images

Virtù importanti, un atteggiamento da professionista esemplare e utile ai compagni più giovani, che non hanno però trovato il loro riscontro più gioioso e vitale, quello di una Fiorentina che potesse divertire e convincere e quello di un popolo pronto realmente ad abbracciare un nuovo pupillo, un nuovo eroe. Per questo, e non è un male solo viola, questi tempi di stadi chiusi e di calcio "a metà" lasciano tracce diverse e più sterili, pur in presenza di campioni, pur in presenza dei novanta minuti in campo da guardare in TV.

Ribery e Iachini | Giuseppe Bellini/Getty Images
Ribery e Iachini | Giuseppe Bellini/Getty Images

L'arrivo di Vincenzo Italiano, poi, starà pesando nella decisione di non proseguire il rapporto con Ribery? Certo è che la priorità del prossimo tecnico viola non poggia sul singolo e prevede la necessità di un primato dell'idea di gioco, di una logica di gruppo, rispetto all'ego del campione in grado di fare la differenza da solo. Un'idea dispendiosa, mentalmente e fisicamente, che non vedrà dunque l'esperto francese come interprete e come protagonista. Il rimpianto vero, al tramonto di questo rapporto biennale, non risiede dunque in modo principale nei numeri (deludenti o validi che siano) ma nell'aver vissuto a metà una situazione da sogno, come aver assistito al concerto atteso da anni addormentandosi dopo un paio di canzoni, come arrivare al cinema sapendo di dover uscire, per forza, a venti minuti dalla fine del film.

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