Rider, Cassazione: "Applicare le tutele del lavoro subordinato"

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Photo by Nicolò Campo / LightRocket via Getty Images
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I rider non sono dipendenti, ma ciononostante hanno diritto ad alcune tutele del lavoro subordinato. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, confermando così la decisione presa un anno fa dalla Corte d'appello di Torino nella controversia fra alcuni rider e la società di food delivery Foodora.

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Con la nuova sentenza viene quindi stabilito che ai ciclofattorini che collaborano con le compagnie di consegna a domicilio sia riconosciuto il trattamento retributivo dei lavoratori dipendenti previsto dal contratto collettivo nazionale (ma non i diritti relativi al licenziamento, in quanto i rider sono e restano collaboratori autonomi).

Per la Cassazione, le decisioni sulla retribuzione rappresentano una "scelta politico-legislativa" che mira a "tutelare prestatori evidentemente ritenuti in condizione di debolezza economica, operanti in una zona grigia tra autonomia e subordinazione".


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I giudici inoltre precisano: "Non ha decisivo senso interrogarsi sul se tali forme di collaborazione, così connotate e di volta in volta offerte dalla realtà economica in rapida e costante evoluzione, siano collocabili nel campo della subordinazione o dell’autonomia, perché ciò che conta è che per esse, in una terra di mezzo dai confini labili, l’ordinamento ha statuito espressamente l’applicazione delle norme sul lavoro subordinato".


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