Ripensare le città attorno agli alberi (di F. Ferrini)

Carlo Renda
·Vicedirettore HuffPost
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Photo taken in Singapore, Singapore (Photo: Pichaya Peanpattanangkul / EyeEm via Getty Images)
Photo taken in Singapore, Singapore (Photo: Pichaya Peanpattanangkul / EyeEm via Getty Images)

(di Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura all’Università di Firenze)

Sono passati 25 anni da quando il futurologo George Gilder sentenziò: “…Le città sono un avanzo lasciatoci dall’era industriale”. Analizzando le potenzialità di Internet (che si stava rapidamente diffondendo, anche se era ancora limitata a una piccola percentuale della popolazione mondiale) Gilder riteneva che la Rete avrebbe annullato le distanze rendendo obsolete le città. La storia degli ultimi anni ha invece mostrato una tendenza opposta: i grandi agglomerati urbani sono cresciuti e stanno crescendo in modo talvolta incontrollabile. Di conseguenza una porzione sempre maggiore della popolazione si sta spostando nelle grandi città del pianeta. Internet non ha svuotato di senso le città, anzi le tecnologie digitali hanno invaso le strade e i quartieri arricchendoli di nuovi servizi e creando un nuovo modo di vivere i centri abitati in cui il verde dovrà essere l’attore principale e non venire relegato a ruoli da comparsa.

Occorre, quindi, agire velocemente per questo nuovo “urbanismo verde” (Green Urbanism). Negli ultimi trentacinque anni circa, è emerso un dibattito internazionale sulla teoria delle eco-città e si è sviluppato un campo di ricerca rilevante sul futuro dell’urbanistica e della città stessa che è, per definizione, interdisciplinare; richiede la collaborazione di paesaggisti, agronomi e forestali, ingegneri, urbanisti, ecologi, pianificatori dei trasporti, fisici, psicologi, sociologi, economisti e altri specialisti, sulla base della specificità dei luoghi. Alla base di questo approccio c’è lo sforzo per ridurre al minimo l’uso di energia, acqua e materiali in ogni fase del ciclo di vita della città o del distretto, massimizzandone efficienza ed efficacia, inclusa l’energia incorporata nell’estrazione e nel trasporto dei materiali, la loro fabbricazione, il loro assemblaggio negli edifici e, infine, la facilità e il valore del loro riciclaggio quando la vita di un singolo edificio è finita.

Però non abbiamo molto tempo ed è necessario bilanciare la velocità del processo decisionale (in genere lento) con la necessità di agire in tempi relativamente brevi e affrontare questioni molto difficili. Quali sono gli aspetti della società che dovrebbero essere maggiormente considerati? Cosa è giusto ed equo? Chi saranno coloro i cui interessi saranno soddisfatti prima?

In queste città del futuro la conservazione degli spazi verdi attuali e la progettazione di nuovi avranno un ruolo vitale per migliorare, ad esempio, la gestione delle precipitazioni (sempre più concentrate e caratterizzate da violenti episodi) e la qualità dell’aria. Dovranno anche aiutare a combattere l’effetto isola di calore urbana e a migliorare la salute.

Gli spazi verdi urbani, quindi, sono e saranno sempre più una parte significativa dello sviluppo sostenibile e il loro potenziamento deve perciò considerare approcci interdisciplinari che coinvolgano la politica, gli aspetti sociali, culturali, economici e di pianificazione per migliorare le strutture e i servizi ecosistemici (cioè i benefici multipli forniti dall’ecosistema urbano ai cittadini) degli spazi verdi urbani esistenti e ottimizzare quelli futuri.

Il verde assume, dunque, nel contesto attuale e futuro, un significato che va molto al di là di quello meramente ornamentale. L’ornamento, per definizione, decora, fa parte del superfluo e, a causa di questa concezione del verde nelle opere, non solo pubbliche, continua a essere inserito come ultima voce fra quelle che, se rimangono i fondi, vengono realizzate (spesso senza nessuna pianificazione e progettazione). È invece fondamentale che sia trasmesso il messaggio che la creazione di aree verdi (meglio ancora di infrastrutture verdi) pianificate, progettate, realizzate e gestite in modo sostenibile è, subito dopo la riduzione delle emissioni, la migliore strategia per combattere i rischi connessi al cambiamento globale (non solo climatico), oltre a non essere secondari gli effetti positivi che gli investimenti nel verde esercitano nel combattere la recessione.

Misurare la disponibilità, l’accessibilità e la qualità dello spazio verde e monitorarne l’utilizzo da parte dei cittadini sono passaggi essenziali per fornire informazioni a sostegno di interventi mirati. Tali interventi includeranno misure che mirano a rimuovere gli ostacoli all’utilizzo dello spazio verde. Esempi di tali misure possono includere l’aumento qualiquantitativo delle superfici a verde nei quartieri poveri, interventi fisici per migliorare l’accesso e l’uso dello spazio verde urbano (come ingressi attraenti e accoglienti o sentieri ben drenati e pavimentati, panchine ben posizionate ed ergonomiche), la fornitura regolare di “natura” attraente, presenza di campi da gioco e miglioramento della sicurezza nei parchi urbani.

Il Covid-19 ci ha insegnato che la disponibilità e l’accessibilità dello spazio verde sono inadeguate. Forse quando riemergeremo da questa crisi capiremo che è il momento opportuno per capire che approcci più radicali alla pianificazione e progettazione del paesaggio urbano vanno oltre l’aggiunta reattiva di spazi verdi all’infrastruttura grigia esistente.

#laterrasalvatadaglialberi

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.