Rocchi, cosa vuol dire 'Diamo solo rigori seri'? L'interpretazione difende un potere fuori dal tempo, date il fischietto al var!

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Bellissima, futuristica, all'avanguardia al punto da mettere la Serie A anni avanti rispetto agli altri campionati top d'Europa. "Con questa nuova Var room centralizzata entriamo in una nuova era" ha dichiarato il presidente della Figc Gabriele Gravina elogiando l'innovazione presentata presso l'International Broadcast Centre (IBC) della Serie A a Lissone. Ma è davvero così? Siamo davvero pronti a un cambiamento epocale o ci stiamo illudendo che equilibri radicati vengano allentati da questo cambiamento che gli stessi arbitri celebrano a parole, ma relegano in un angolo?

Sia chiaro crediamo sempre nella buonafede e nelle migliori intenzioni della classe arbitrale, rappresentata ieri dal presidente dell'AIA Alfredo Tentalange e dal designatore Gianluca Rocchi. Eppure le parole pronunciate proprio dall'ormai ex fischietto di Firenze non ci fanno apparire questo nuovo Var Centre come la rivoluzione che cambierà il calcio, bensì come un altro mezzo passo in avanti che in realtà maschererà il fatto che tutto è rimasto ancora fermo nel passato.

Fermo a un potere fuori dal tempo che vuole l'arbitro come attore protagonista al pari dei calciatori. Cosa vuol dire ad esempio "Vogliamo solo rigori seri"? Perchè da regolamento esistono rigori seri ed altri meno? E quanti ne sono stati dati in passato di rigori non seri che hanno condizionato partite o addirittura campionati? O ancora "Quello di Handanovic è un caso che va lasciato all'interpretazione dell'arbitro in campo, non è detto che veda le stesse cose della maggioranza della popolazione". L'interpretazione al di sopra di norme e regolamenti, che tra l'altro dovrebbero essere scritti per essere incofutabili e già così non lo sono al 100%.

È questo il potere che gli arbitri non vogliono o non riescono a lasciar cadere, che ha reso contestabile, se non a tratti sterile, l'inserimento del Var (che non a caso ha ancora tanti detrattori fra gli addetti ai lavori) e che difficilmente potrà avere esiti differenti con questa nuova var room. Perché finché la soggettività avrà la meglio sull'oggettività, finché un contatto in area potrà essere giudicato più o meno serio, nessuna innovazione tecnologica potrà portare a un salto di qualità definitivo. Perché in via definitiva ciò che in tanti auspicano (e che all'interno dell'Aia non vogliono sentire) è che il fischietto, alla fine, venga dato al var, con l'arbitro in campo a fare da supporto. E non il contrario.

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