Roma-Ajax, storia di sliding doors: da Litmanen a Ibra, affari saltati e scherzi di mercato

Matteo Baldini
·4 minuto per la lettura

Come sarebbe, adesso, immaginare Jari Litmanen che nel 2011 fa un giro di campo all'Olimpico per salutare i suoi tifosi e quella che è diventata la sua città adottiva? O pensare, magari, a una serie TV incentrata sull'iconica stella finlandese capace di far innamorare Roma e l'Italia del suo talento? Surreale, senz'altro, ma i capricci e le deviazioni del destino avrebbero potuto effettivamente presentare un simile conto. D'altro canto ancor più folle sarebbe figurarsi Francesco Totti idolo di Marassi, sponda blucerchiata, profeta in una patria distante dalla sua Roma poiché tradito e snobbato da quello che era il suo amore calcistico di sempre.

Un giovane Totti | Mark Thompson/Getty Images
Un giovane Totti | Mark Thompson/Getty Images

Tutti conoscono la verità, l'effettivo svolgersi degli eventi: per Litmanen un calo repentino all'alba dei 2000, per Totti un'ascesa interminabile e con pochi uguali, dritta fino al cuore della Roma e della sua storia. Tra i possibili intrecci di mercato sull'asse Roma-Amsterdam questo è il più suggestivo, cristallizzato del resto in una data: 9 febbraio 1997, triangolare Città di Roma coi giallorossi impegnati contro Ajax, appunto, e Borussia Monchengladbach. Totti non avrebbe nemmeno dovuto esserci, Carlos Bianchi non credeva fino in fondo in lui e lo stava spedendo a cuor leggero alla Samp, ma la mancata convocazione in Under 21 cambiò le carte in tavola: Totti in campo, maglia numero 17 e qualche fischio reso silenzioso da due giocate che, titolò La Gazzetta dello Sport del tempo, "oscurarono la stella di Litmanen". E proprio il finlandese, nei piani di mister Bianchi, doveva essere il vero obiettivo della Roma: non la giovane promessa su cui puntare, Totti, ma un talento affermato e già maturo. Franco Sensi mise quella sera il suo timbro definitivo, nel febbraio '97, sulla scelta di puntare su Totti: "Non andrà via dalla Roma, è meglio di Litmanen". Parole, queste, rimaste scritte nella storia della Roma calcistica e capaci di trasmettere il valore di quel particolare bivio di destino, con tanto di lieto fine.

Esultanza di Litmanen all'Ajax | PAUL VREEKER/Getty Images
Esultanza di Litmanen all'Ajax | PAUL VREEKER/Getty Images

Totti in primo piano dunque, e non potrebbe essere altrimenti, ma non sono mancati altri esempi di incroci concretizzati oppure mancati tra Roma e Ajax: a differenza del caso Totti genera qualche rimpianto quanto accaduto a Mido e Ibrahimovic nel 2004. Il quadro sembrava già apparecchiato e definito, come peraltro ammesso dallo stesso egiziano: Mido alla Juventus e Ibrahimovic in orbita Roma. I due gemelli del gol dell'Ajax dei primissimi 2000, amici-rivali dentro e fuori dal campo, erano pronti a trovarsi da avversari, in Serie A. Le cose, però, andarono diversamente: il trasferimento in Italia si realizzò, sì, ma la Juve scelse di puntare su Ibra, mentre la Roma e Mido dovettero reciprocamente "accontentarsi", cambiando i loro piani loro malgrado. Un rapporto nato male e mai decollato, senza gol e con un impatto tutto sommato nullo, tanto da accendere i rimpianti e i "cosa sarebbe successo se...".

Ibra e Mido all'Ajax | VI-Images/Getty Images
Ibra e Mido all'Ajax | VI-Images/Getty Images

Tra gli affari concretizzati spicca quello che portò Cristian Chivu dai Lancieri alla Roma nel 2003, un affare importante considerando la cifra investita, 18 milioni di euro, e l'ottimo impatto del difensore rumeno in giallorosso. La nota che merita una citazione in questo caso riguarda il rischio effettivo che l'affare saltasse: l'Ajax riteneva di non aver ricevuto le garanzie bancarie sufficienti per dare il via libera al giocatore, un via libera che non arrivò se non dopo la prima giornata di campionato, dando all'intera faccenda il profilo del tormentone estivo.

Più recenti i casi legati a Justin Kluivert e ad Hakim Ziyech: nel primo, a fronte di una convinzione granitica del rapido esterno offensivo, si sottolinea una certa perplessità da parte del padre Patrick. L'ex centravanti di Ajax e Milan ha spiegato, senza mezzi termini, di aver immaginato per il figlio una maturazione ulteriore da condurre ad Amsterdam per poi tentare successivamente il grande salto: i fatti, in parte, hanno mostrato come le idee del genitore non fossero così campate in aria. Sul fronte Ziyech, infine, si svegliano altri rimpianti: il marocchino, oggi in forza al Chelsea, ha ammesso apertamente di essere stato a un passo dai giallorossi, tanto da parlare di un vero e proprio accordo che non riuscì a tradursi in un trasferimento. L'ex patron giallorosso Pallotta, togliendosi di recente qualche sassolino dalla scarpa, ha individuato in Monchi il colpevole: "Io volevo Ziyech, lui prese Pastore". Un'altra tappa, l'ennesima, di una sfida caratterizzata da una sequenza tutta particolare di beffe, rimpianti e ripensamenti, tanto da permetterci di immaginare un no look di Totti per Ibra o un Litmanen commosso sotto la Sud, portandoci sul piano di quel che poteva essere e che invece non è stato.

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