Roma, Belotti sulla graticola. L’ex agente si sfoga: “È un traditore e non è un leader”

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È uno sfogo amaro quello che l’ex agente di Andrea Belotti ha rilasciato a Tuttosport. Sergio Lancini ha, di fatto, scoperto Belotti, quando ragazzino in C2, a soli 17 anni si prese la maglia da titolare dell’Albinoleffe a suon di gol. “Giocava ancora nelle giovanili dell’AlbinoLeffe e mi accorsi di lui come un attaccante di prospettiva e con grandi margini di miglioramento, per questo lo sostenni anche se in un primo momento il club bergamasco non sembrava intenzionato a puntarci”.

Lancini ha rappresentato Belotti fino al 2017 quando il giocatore gli avrebbe comunicato che non voleva essere più rappresentato da lui, proprio mentre Lancini stava trattando con Atletico Madrid, Chelsea e soprattutto il Milan dopo la stagione 2016/2017 la migliore del Belotti granata. Alle sue spalle, infatti, Belotti aveva già rinnovato con il club di Urbano Cairo senza nemmeno interpellarlo.

“Appresa la scelta di restare in granata, gli avrei certamente suggerito di sposare la maglia fino al termine della carriera- prosegue Lancini - diventando una bandiera della società. Così invece, lasciando il Toro a parametro zero, ha dimostrato di essere forse un trascinatore in campo ma non certo un leader dentro e fuori dal terreno di gioco, tale da rendere fieri gli Invincibili di Superga”.

Infine c’è la questione compensi per i quali ci sono delle citazioni in giudizio: “Al momento pendono addirittura due giudizi: il primo riguardante il risarcimento per la revoca di fatto del mandato, che mi impedì di partecipare sia alle trattative per un eventuale trasferimento sia al rinnovo con il Torino in seguito negoziato senza il mio coinvolgimento; il secondo, invece, ha a oggetto la violazione del contratto con il quale ero stato incaricato di gestire i diritti d’immagine del giocatore, gestione dalla quale sono stato immotivatamente estromesso. Insomma, alla fine uno “scherzo” da quasi 5 milioni, ma deciderà il giudice”.