Roma, senti Pallotta: 'Monchi non ascoltava nessuno e non sapeva chi fosse Zaniolo. Su stadio e Totti...'

·4 minuto per la lettura

James Pallotta, ex presidente della Roma, ha parlato a The Athletic della sua avventura in giallorosso. A partire dallo stadio: "Avevamo molti grandi sponsor in attesa. Coca-Cola era uno di questi. Andai ad Atlanta. Avevamo una grande formazione di sponsor che volevano essere coinvolti. Fa male non avere lo stadio. Stavamo discutendo dei diritti di denominazione per 15 o 20 milioni di euro. Ho ricevuto un centinaio di mail di persone che mi dicevano che non vedevano l'ora di vedere lo stadio costruito, che volevano sposarsi lì. Siamo arrivati al punto di ipotizzare di metterci anche una struttura per cremare, o un cimitero per le ceneri delle persone che volevano fossero sparse sul campo. Sarebbe stata la struttura più utilizzata nell'Europa del Sud. L'Olimpico non funziona per i concerti. Se vengono gli U2 o i Rolling Stones, il costo è proibitivo perché gli Stones verrebbero con cento e più camion per il loro tour e non c'è modo di posizionarli allo stadio. Resterebbero fuori e tutto andrebbe collegato. Non ha senso. Non avremmo fatto pazzie per i prezzi dei biglietti del nuovo stadio. Avremmo avuto box privati e cose del genere. Sapevamo di avere una enorme opportunità di generare ricavi e francamente sarebbero stati iniettati nella squadra".

NIKE - "Ci dissero che ci avrebbero trattato come il Barcellona. Se sei un idiota come me, ci credi. Ma non fu così".

MEDIA DI ROMA - "La mia frustrazione è che i tifosi ricevevano messaggi misti da radio e giornali, che erano semplicemente falsi. Dicevano che volevo costruire lo stadio per fare soldi solo per me stesso. Avevamo strutturato la holding per avere la squadra da una parte e lo stadio dall’altra, dovevamo farlo per evitare una possibile bancarotta nel caso in cui succedesse qualcosa. Tutto quello che pensavamo di fare per lo stadio sarebbe stato un benefit per la squadra, al 100%. Avrei potuto passare le mie giornate a smentire la m***a che usciva, praticamente tutti i giorni".

MONCHI - "Ci incontrammo a Londra diverse volte. Il primo incontro fu con Franco Baldini: nella sua shortlist Monchi non c'era. Mi prendo tutta la colpa di essermi fregato da solo. Under e Kolarov sono stati buoni acquisti, ma ci sono stati errori costosi. Io ero un buon commerciante perché facevo le cose con la mia testa, anche se i miei analisti dicevano qualcosa di diverso. Ho commesso alcuni errori ma l'obiettivo è fare bene più di quanto fai male. Ma dovevo fidarmi. Sono rimasto a guardare e fu un errore. Non accettava aiuti esterni, dopo un mese era chiarissimo. Sentiva di dover dimostrare di essere Monchi, che non avrebbe ascoltato nessuno o considerato i nostri dati. Niente. Zero. L'altro errore che ho fatto è che avrei dovuto realizzare che si chiama da solo Monchi, è come chiamarsi da soli Madonna. Doveva essere un allarme. Piano B? Non puoi avere un piano B se non hai un piano A. E non penso che avesse un piano A".

ZANIOLO - "Il 100% del merito va a Baldini. Franco chiamò l’Inter e disse loro che non avremmo ceduto Nainggolan se non in cambio di Zaniolo. Monchi chiese chi fosse"

TOTTI - "È stato a Roma per 30 anni. Ogni giorno si alzava e andava a Trigoria. Accettammo di onorare l'impegno della proprietà precedente con un contratto da 6 anni come dirigente. Ebbi una discussione con lui, chiedendogli cosa avrebbe voluto fare nella vita dopo il ritiro. Rispondere era difficile per la Roma e lo era per lui. Totti voleva allenare. Gli dissi che doveva capire che per allenare non solo doveva studiare, ma farlo per 80 ore a settimana e che non capivo perché volesse fare quello. E allora gli abbiamo portato insegnanti e piuttosto rapidamente decise che allenare non fosse la cosa per lui. Gli dissi che aveva un bello stile di vita e che il contratto di 6 anni da dirigente, che per molte persone era un ottimo contratto per molti soldi, lo avrebbe abituato a uno stile di vita leggermente diverso. E abbiamo parlato cercando di coinvolgerlo nel marketing e nello staff degli sponsor, in modo tale che avrebbe potuto aiutare a chiudere certi affari. Da possibile direttore sportivo aveva degli input e noi veramente volevamo che ne avesse anche di più. Lo abbiamo invitato numerose volte a Boston per le riunioni, a Nantucket, a Londra".

DE ROSSI - "Cosa dovevo fare? Non avevo alcun vantaggio dal veder ritirare due dei più importanti calciatori di ogni tempo. Con lui e Totti abbiamo fatto quello che pensavamo fosse giusto per la squadra".