Roma senza gioco, idee e personalità, ma per Mourinho è sempre tutta colpa degli altri

C'è stata una Roma fino al 70' e un'altra negli ultimi 20 minuti (quando è entrato Paulo Dybala). Alcuni giocatori della rosa sono di basso livello, senza Dybala e Pellegrini si spegne la luce. Belotti non era il rigorista. E' solo un estratto dei concetti espressi da José Mourinho dopo l'1-1 di oggi fra i giallorossi e il Torino. Un risultato che arriva nello stesso giorno in cui il capro espiatorio Rick Karsdorp, non convocato, se ne va anzitempo in Olanda, unendo il popolo giallorosso, che si schiera con uno striscione in Curva Sud: "Società, allenatore e squadra. Noi con voi nella stessa direzione".

SEMPRE COLPA DEGLI ALTRI - C'è una sola persona che non è colpevole dei problemi della Roma, settima in classifica e reduce da due pareggi e la sconfitta nel derby nelle ultime tre partite (ultima vittoria il 31 ottobre, con il Verona ultimo in classifica): il suo nome è José Mourinho. Non lo diciamo noi, lo dice lui. A rotazione c'è sempre un colpevole per i guai giallorossi, secondo il Mou-pensiero: gli arbitri, i calciatori non all'altezza, la sfortuna. L'unico che Mourinho non mette mai in discussione è sé stesso.

LE DOMANDE - Ma forse l'allenatore portoghese, e con lui i tifosi della Roma, dopo quasi 18 mesi di gestione dovrebbero iniziare a farsi qualche domanda. Ad esempio: perché la squadra non ha un gioco che le consenta di fare, in una partita in casa contro il Torino, almeno un tiro in porta in 70 minuti? Chi dovrebbe aiutare i calciatori della Roma a crescere tecnicamente e a livello di personalità? Perché avere in panchina un tecnico da 7 milioni di euro netti a stagione, se a fare la differenza ci deve pensare solo Dybala?

Ora arriva la sosta, quanto mai provvidenziale per la Roma: basteranno a Mourinho i quasi due mesi di pausa per dare un gioco alla sua squadra, al netto delle partenze di chi giocherà a Qatar 2022?