Ronaldo: 'Pirlo un maestro, Eriksen poteva dare di più. Inter da scudetto, occhio al Milan. Le critiche a Conte...'

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Un derby d'Italia da fenomeno. Alla vigilia di Inter-Juve, Ronaldo presenta la sfida a La Gazzetta dello Sport: "Decisiva per lo scudetto? Con più di mezzo campionato da giocare? No, vale solo per l’autostima, per capire quanto si è pronti a lottare a quel livello. Se invece intende che lo scudetto se lo giocheranno loro due ci sta, ma il Milan non ce lo mettiamo? Questa stagione è molto particolare: da campionato con sorpresa finale. E il Milan mi sta sorprendendo: calcio offensivo, veloce, giocatori di qualità. E poi, Ibrahimovic: lui ha sempre detto di considerarmi un idolo, io lo considero un caso forse unico, un esempio che fa bene al calcio. Se anche non avessi avuto tutti gli infortuni che ho avuto, non sarei mai arrivato a 40 anni come lui. Mai".

SU CRISTIANO - "Se arriverà a 40 anni? Non lo so, ma di sicuro ci proverà. E’ un giocatore diverso rispetto a quando lo vedevo nel Real Madrid, ha imparato a gestirsi e però - visto contro il Sassuolo? - una cosa mi pare identica a prima: può stare nell’ombra per quasi tutta la partita e poi decidere in un minuto di fare male. A Ronaldo le partite importanti sono sempre piaciute molto, perché sono quelle che si ricordano di più. Come i record: ci tiene, dicono che per lui siano ossessione, io la chiamo benzina".

SU RONALDO E LUKAKU - "Chi pesa di più? Come chili, Lukaku di sicuro: sposta anche gli alberi... Molto diversi, un punto in comune: quando hai un giocatore così, fai fatica a non appoggiarti a lui. Soprattutto a uno come Lukaku: ma se fa quasi un gol a partita è un bell’appoggiarsi, basta non aspettarsi che faccia i ricami con il pallone".

SU DE LIGT - "Se è in giornata, inizia a martellarti e non ti molla più. E diciamo che ho un sospetto: con De Ligt vicino, rende di più anche Bonucci. Ma la vera assenza pesante per la Juve è Dybala. Gli avevo rivisto la gamba giusta, la voglia di inventare. E quel colpo di tacco per Chiesa, contro il Milan, mi sembrava un segnale. Peccato: se c’è Dybala è più facile vedere bel calcio".

LE CRITICHE A CONTE - "Io no: a Milano qualcuno sì, a giudicare da certi messaggi che mi arrivano ogni tanto. So che non sempre piace la sua gestione dei cambi, ma a volte ci sono esigenze che da fuori si fa più fatica a vedere. E’ il destino degli allenatori e Conte è in buona compagnia: anche Pirlo si è preso dell’inesperto, no?".

SU PIRLO - "Io l’ho visto in campo, e da vicino. Intelligenza calcistica superiore, e non cambi solo perché passi dall’altra parte: lui non proporrà mai un gioco banale, è la squadra che deve andargli dietro. Non so chi l’abbia chiamato per primo così, ma un maestro per mestiere insegna quello che sa: gli servirà un po’ di tempo, ma se la Juve ha puntato su Andrea credo glielo darà. Intanto gli ha dato una squadra da scudetto: è così da dieci anni e le cose non si stravolgono da un giorno all’altro".

SU ERIKSEN - "Magari anche lui poteva dare qualcosa in più. E magari potrà dare di più davanti alla difesa: non mi sembra una brutta idea provarlo lì. Però, vale il discorso fatto per Pirlo: se ci credono davvero sia l’allenatore che il giocatore, non bisogna avere troppa fretta prima di dire se va bene o no".

L'INTER E LO SCUDETTO - "Non dico che lo vincerà, o che deve farlo per forza, ma che ha tutto per vincerlo. Due cose le aveva, un’altra se l’è presa, la quarta se l’è ritrovata anche se non avrebbe voluto. Ha un allenatore che tiene sul pezzo le sue squadre dall’inizio alla fine, e difficilmente non arrivano fino in fondo. Una squadra che aveva un’identità precisa: alla fine della scorsa stagione, in Europa League contro il Bayer Leverkusen e soprattutto lo Shakhtar, mi aveva davvero impressionato per la solidità e anche la qualità del gioco. Si è presa un giocatore straordinario, che il Real ha sbagliato a perdere così. Ogni tanto penso: “Ronnie, immagina tu e Hakimi: saremmo andati a una discreta velocità...”. Azzardo: uno dei migliori colpi di mercato dell’Inter degli ultimi dieci anni. E poi, per come lavora Conte, il fatto di non giocare in Europa sarà un vantaggio. Non c’è un giocatore o un allenatore che sia contento di non farla, ma la Champions ti succhia energie, soprattutto nervose: a marzo-aprile non mi meraviglierò se l’Inter farà qualche punto in più di chi avrà il doppio impegno".

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