Rossi: "Yamaha mi ha lasciato padrone del mio destino"

Matteo Nugnes
motorsport.com

Domani si riaccenderanno ufficialmente i motori per la stagione 2020 della MotoGP, con la prima giornata di test collettivi. Oggi però nel paddock di Sepang c'è già stato parecchio movimento, con la bellezza di tre presentazioni. Inevitabilmente, la più attesa era quella della Yamaha, visto che Valentino Rossi avrebbe avuto modo di parlare pubblicamente per la prima volta dopo la notizia del suo addio ormai certo al Factory Team della Casa di Iwata a fine stagione, seppur con la possibilità di passare al Team Petronas con una M1 ufficiale se dovesse decidere di continuare.

Il "Dottore", tuttavia, è stato molto equilibrato nelle sue dichiarazioni, perché ha lasciato intendere che facesse parte della logica che la Yamaha non potesse aspettare la sua decisione per il futuro, correndo il rischio di perdere uno tra Maverick Vinales o Fabio Quartararo. Ma che per lui non era possibile fare una scelta così importante a scatola chiusa, senza capire se potrà essere competitivo o meno. Ed ha assicurato che non è assolutamente una questione anagrafica, anche se tra qualche giorno dovrà spegnere 41 candeline.

"In generale, non dipende dal fatto che io abbia 40 o 41 anni, ma dai risultati della seconda parte dell'anno scorso. Ho fatto delle buone gare, come a Misano o a Sepang, nelle quali non sono salito sul podio, ma sono stato competitivo. In altre gare però ho sofferto parecchio e sinceramente per me, che corro da 25 anni e non sono più un ragazzino, è diventato veramente pesante" ha detto Valentino dopo aver mostrato i colori della M1 2020.

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"Da qualche anno, la MotoGP richiede un grande sforzo per tutta la stagione. C'è solo un mese di vacanze, poi per il resto l'85% del tuo tempo si divide tra allenamenti, test, gare ed eventi. Per continuare, servono le motivazioni giuste e per me le motivazioni vengono dai risultati. Se posso continuare ed essere competitivo, il mio obiettivo è correre anche l'anno prossimo. Ma se non dovesse essere così, diventerebbe difficile. Per questa ragione non sono ancora pronto per decidere".

Se dovesse decidere di continuare, l'unica opzione concreta è quella del Team Petronas, perché non vede spiragli per portare il suo team VR46 in MotoGP, ma soprattutto perché ritiene che non avrebbe particolarmente senso cambiare moto.

"Petronas è la prima opzione, perché hanno un buon team, che però è giovane, quindi può ancora migliorare. E' un team con un buon budget, serio. Ma specialmente per me sarebbe importante continuare con la M1, perché cambiare moto non è mai facile. Specialmente quando sei arrivato a questo punto della carriera. Riguardo alla possibilità di fare un team VR46 con la Yamaha, mi viene da ridere: è un'idea che mi piacerebbe, ma non abbiamo i soldi per farlo. Quindi meglio Petronas".

Tra l'altro, l'idea di andare a correre per un team satellite non lo preoccupa affatto, perché in passato la Yamaha ha sempre offerto ottime moto alle strutture esterne, come confermato dai risultati di Johann Zarco e Fabio Quartararo. Inoltre, da Iwata gli hanno promesso del materiale ufficiale.

"Io so che materiale abbiamo noi, ma so anche che tipo di materiale hanno Quartararo e Morbidelli e sinceramente non cambia tanto. Il punto è che Vinales e Quartararo non sarebbero rimasti per il team satellite, perché avevano entrambi delle offerte dagli altri team ufficiali. Questo forse è quello che ha fatto la differenza. Storicamente, però, i team satellite della Yamaha sono sempre stati competitivi. I vari Zarco e Quartararo hanno sempre avuto delle moto buone".

Negli ultimi giorni, si è parlato abbastanza con insistenza di una possibile mancanza di rispetto da parte della Yamaha nei confronti del pesarese. Il diretto interessato però non è d'accordo, perché ritiene che abbia preso una scelta sensata e comunque gli ha dato lasciato aperta la possibilità di proseguire nel Team Petronas con una M1 ufficiale.

"Mi sembra una scelta abbastanza logica. I risultati fanno la differenza e quelli di Maverick, ma soprattutto quelli di Quartararo l'anno scorso l'hanno fatta, quindi la Yamaha ha dovuto prendere una decisione. Dunque, direi che la Yamaha non mi ha mancato di rispetto, soprattutto perché mi hanno detto che se voglio continuare mi supporteranno al massimo con la terza moto ufficiale. Naturalmente, se mi avessero detto: 'corre Quartararo e tu sei a piedi', mi sarebbe dispiaciuto. Però così sono ancora padrone del mio destino, perché so che se sono veloce e voglio continuare, c'è una possibilità di guidare una M1 ufficiale".

Tra l'altro, ha fatto un assist alla Yamaha, evitando di rispondere quando gli è stato domandato cosa sarebbe successo se invece lui avesse detto con decisione che avrebbe continuato: "Questa è una bella domanda, però io preferirei non rispondere. Bisogna che lo chiedete a Jarvis, che lui probabilmente lo sa".

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E di prendere una decisione a scatola chiusa, non se l'è sentita proprio: "No, perché venire alle gare è uno stress altissimo per tutti, ma quando sei Valentino Rossi lo è ancora di più, perché è una rottura infinita da giovedì mattina fino a domenica sera. Tra impegni e tifosi non puoi andare neanche in giro per il paddock. L'unica cosa che mi da gusto è guidare la moto".

Ora come ora, non esclude neppure la possibilità di smettere anche se il 2020 dovesse andare bene, proprio perché vuole meditare bene il da farsi: "Perché no? Sarebbe bello anche andare molto forte e smettere. Però vediamo come mi sento. Ho paura che la MotoGP e correre mi mancheranno moltissimo. Anzi, ne sono sicuro, quindi vorrei rimanere se fossi competitivo. Se invece dovessi andare piano, è più quello che ho da perdere che altro".

Infatti, non ha ancora fissato una deadline per la sua decisione: "Non voglio dare una scadenza precisa. Diciamo intorno a metà stagione, durante la pausa estiva. Ora però ho tempo e non voglio decidere in un giorno. Voglio farlo quando mi sentirò pronto, quindi penso durante l'estate".

Riguardo ad un possibile proseguimento in Yamaha, gli è stato chiesto infine se preferirebbe fare coppia con il fratello Luca Marini, ritrovare Jorge Lorenzo, da qualche giorno diventato test rider Yamaha, o affiancare il suo allievo Franco Morbidelli.

"Io preferirei Morbidelli, anche se si parla molto di Lorenzo. Sarebbe bellissimo rifare il team Rossi-Lorenzo dopo tanti anni, però c'è anche Franco in Petronas, che è giovane, va forte ed è stato un po' oscurato dalle prestazioni di Quartararo, ma ha fatto comunque una buonissima stagione. Vado d'accordo con lui, quindi penso che quel posto quello che se lo merita di più Franco al momento".

Informazioni aggiuntive di Lewis Duncan

Valentino Rossi, Yamaha Factory Racing

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