Rugby: fotografano donna arbitro in spogliatoio, squalificati

Vittima delle pulsioni adolescenziali è Maria Clotilde Benvenuti, 18 anni, arbitro di rugby e sorella della più famosa Maria Beatrice, il più giovane arbitro internazionale. (Credits – Facebook)

Una bravata che costa cara. Tre giovani rugbisti romani della Nuova Rugby Roma Asd, due quindicenni e un sedicenne, sono stati beccati mentre cercavano di fotografare l’arbitro sotto la doccia alla fine della partita. Una scena degna di un film di Serie B anni ’70, quelli con un Alvaro Vitali allupato che spia dalla serratura una discinta Edwige Fenech. Ma questo non è un film e c’è poco da ridere.

Vittima delle pulsioni adolescenziali è Maria Clotilde Benvenuti, 18 anni, arbitro di rugby e sorella della più famosa Maria Beatrice, il più giovane arbitro internazionale. L’episodio è avvenuto al termine della sfida del campionato Under 16 giocata al campo delle Tre Fontane tra Roma Rugby Legio Invicta XV e L’Aquila (34-14). La Legio Invicta è una selezione che raccoglie gli atleti di Asd Nuova Rugby Roma e Fiamme Oro.

I tre ragazzini, finito il match, sono saliti su un muretto e con lo smartphone hanno iniziato a riprendere da una finestrella ciò che accadeva nello spogliatoio dove doveva trovarsi l’arbitro. Oltre al danno, però, la beffa, perché il video fatto mostra solo una stanza vuota, con Maria Clotilde che non appare mai, né vestita né nuda, e – anzi – è stata proprio l’arbitro ad accorgersi dei guardoni e a dare l’allarme.

I tre ragazzi, quindi, sono stati deferiti al giudice federale che li ha condannati a 15 mesi di squalifica. Nel referto stilato dalla Benvenuti e che ha portato alla condanna, infatti, c’è scritto che i tre rugbisti hanno messo in atto un “ripetuto e doloso tentativo di riprendere con un telefonino l’arbitro mentre era nuda a farsi la doccia, arrampicandosi sul muro divisorio degli spogliatoi, alto 4/5 metri”. Non solo, perché a differenza dei divertenti film con Vitali e la Fenech, nel 2017 una semplice bravata può avere ripercussioni ben più gravi.

Secondo il giudice, infatti, “l’intento era quello di divulgare su internet immagini scabrose” e per questo la pena è stata particolarmente severa, con il gesto dei giocatori che è stato punito come un’aggressione all’arbitro. Una decisione contestata dal direttore sportivo del club, che prima stigmatizza l’accaduto “Sono mortificato anzi siamo tutti mortificati al club di quello che è accaduto ed è giusto che quei ragazzi, che hanno subito ammesso di aver fatto una stupidaggine che non dovrebbe appartenere né al mondo del rugby né a quello della società civile, siano stati condannati”, ma poi sottolinea che “forse quel gesto poteva essere considerato un atto ingiurioso nei confronti dell’arbitro, punito meno severamente”.

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità