Ruiu: 'Maldini ha creato un super Milan senza illudere, rifiutando compromessi e contrasti'

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    Paolo Maldini
    Dirigente sportivo ed ex calciatore italiano
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    Zvonimir Boban
    Dirigente sportivo ed ex calciatore croato

Un anno fa avevo dedicato l’ultimo editoriale del 2020 a Zvonimir Boban, grande protagonista della ricostruzione del Milan cominciata con il suo ritorno in rossonero e con la sua direzione sportiva in stretta collaborazione con Paolo Maldini. Zorro ha avuto la possibilità di lavorare a questo progetto meno di 9 mesi e poi ha “sacrificato” la propria poltrona per difendere il futuro del Milan che era ancora in fase embrionale, ma di cui si vedevano a occhio nudo i prodromi. Basti pensare che nelle uniche due sessioni di mercato gestite in autonomia dalla coppia Boban-Maldini sono arrivati i seguenti calciatori: Theo Hernandez, Kjaer, Bennacer, Krunic, Saelemaekers, Leao, Rebic e soprattutto Zlatan Ibrahimovic, praticamente 7/8 titolari low cost della squadra che da due stagioni è stabilmente seconda in classifica. Oltre naturalmente alla scelta di uno dei grandi artefici di questo rinascimento rossonero dal punto di vista tecnico e della mentalità, ossia Stefano Pioli. Un anno fa mi sembrava giusto ricordare i meriti di chi ci aveva messo le mani, la faccia e ci aveva pure rimesso il posto di lavoro, ma che era stato sbrigativamente accantonato dalla critica opportunista e intellettualmente disonesta.

L'UOMO IN PIU' - Allo stesso modo, a distanza di un anno, mi sembra giusto e doveroso riconoscere la paternità di questa squadra a chi, fatti e numeri alla mano, sta dimostrando di essere l’assoluto protagonista dell’attuale fase storica del club rossonero. Mi riferisco ovviamente a Paolo Maldini. Privato del suo partner ideale nella gestione sportiva del club, lo storico capitano, negli ultimi due anni ha dimostrato di essere in grado di svolgere brillantemente e sapientemente il ruolo di condottiero assoluto. Nonostante le difficoltà tecniche, economiche e i bastoni tra le ruote che gli sono stati messi, dall’esterno e soprattutto dall’interno. Il tutto in perfetto “stile Maldini”. Senza mai fare proclami, senza mai fare promesse, senza sbraitare, senza inimicarsi nessuno. In questi due anni non ha mai pensato ai successi personali o ai sassolini da togliersi dalle scarpe. Ha sempre messo al primo posto la “squadra”.

STILE MALDINI - Il concetto di “squadra” si era perso da anni, dentro e fuori dal campo. Lui pian piano lo ha ricostruito e ha dimostrato a tutti in prima persona di essere disposto a passar sopra a sgambetti e contrasti personali nell’interesse dell’obiettivo comune. In nome della squadra si è preso tutte le responsabilità, anche quelle non sue. Ha rifiutato tutti i contrasti, ma non ha perso la sua naturale inclinazione a rifiutare i compromessi. Non si è mai nascosto dietro le lamentele, le proteste e gli alibi. Non ha mai parlato di arbitri, di infortuni e non ha mai preso in giro nessuno, tantomeno i tifosi. A quegli stessi tifosi che in passato amavano farsi abbindolare da chi raccontava loro le favole e che credevano ciecamente a chi paventava loro un futuro glorioso, come e più del recente passato. Ai tifosi, anche a quelli che tuttora non lo amano, Maldini ha sempre detto solo la verità. E lo ha fatto anche nell’ultima intervista dell’anno spiegando chiaramente: “Dimenticatevi il Milan di Berlusconi, la nostra storia crea grandi aspettative, ma la strategia è diversa rispetto al passato. Ci vuole pazienza e bisogna fare i conti con i limiti economici”. Concetti molto diversi rispetto a chi vende un presente diverso dalla realtà e un futuro pieno di illusioni. Maldini rimane con i piedi per terra e invita tutti a restarci.

LE DIFFICOLTA' - Per tradizione famigliare lui conosce solo la cultura del lavoro sul campo e dei sacrifici ed è quella che pian piano, senza urlare, ha inculcato in ogni singolo giocatore e in ogni singolo dipendente di Milanello e dintorni. Maldini non ha mai venduto fumo, non parla di stadi e di crescita economica. A Maldini chiedono da anni di contrarre il monte ingaggi e lui si adegua. Gli dicono che non ci sono soldi per comprare i giocatori di prima fascia e lui pesca nelle retrovie cercando gli elementi giusti per farli crescere nel segno del DNA rossonero. Maldini sa che non può permettersi di rinnovare i contratti dei giocatori che pretendono ingaggi da top team e ci rinuncia senza fare drammi, ma senza nemmeno sparlare dei suoi ex calciatori. Maldini non racconta a nessuno di avere una squadra piena di campioni, sa che i mezzi tecnici di cui dispone sono limitati e prova a farli rendere al massimo. Per Maldini la maglia rossonera viene prima di tutto e rimane al di sopra di tutto. E di questo prova a convincere anche i giocatori che la vestono. Perché sa che per accrescere le loro qualità devono ragionare e giocare “di squadra”.

OBIETTIVI - In questo modo il Milan ha collezionato 43 punti nel girone d’andata dell’anno scorso e ha tenuto la seconda posizione in classifica fino a maggio, tornando dopo 8 anni in Champions League. In questo modo il Milan ha perso due titolari in estate, ma non ha fatto una piega e ha totalizzato 42 punti anche in questo girone d’andata appena conclusosi. Con la zavorra degli infortuni e di un girone di Champions tremendo in cui nonostante tutto è arrivato a 45 minuti dalla fine con la qualificazione ancora alla portata. Maldini sa e dice apertamente che questa squadra non è attrezzata per vincere ma non per questo rinuncia a crederci. Perché sa che nello sport, soltanto ponendosi obiettivi ambiziosi si raggiungono i risultati. E per farlo ci vuole lavoro, attaccamento alla maglia e gioco di squadra. Tutte parole di cui gli altri si riempiono la bocca e invece Maldini è riuscito a trasferire nei fatti. E lo ha fatto senza mai ergersi a protagonista e senza mai mettersi in primo piano.

LA TRASFORMAZIONE - Quando ha cominciato a giocare all’inizio degli anni 80, Maldini non aveva certo le caratteristiche del miglior difensore del mondo, ma a giudizio di tutti debuttava in Serie A solo perché era il “figlio di Cesare”. Allo stesso modo, quando ha iniziato a fare il dirigente, Maldini non aveva certo le qualità, le conoscenze e l’abilità del miglior manager in circolazione, ma a giudizio di tutti gli era stato affidato quell’incarico solo perché era stato protagonista in campo del miglior ventennio della storia rossonera. Probabilmente era così e con questo stesso intento le precedenti proprietà del Milan avevano provato a coinvolgerlo con ruoli più di rappresentanza che di sostanza. Ma lui ha sempre avuto la forza di dire di no, di rinunciare a soldi e poltrone. Ha aspettato il momento giusto per cominciare, per fare esperienza e per dimostrare a tutti che con il lavoro, l’applicazione e l’intelligenza si può diventare bravi manager anche partendo da zero. Adesso nessuno più parla e giudica il Maldini ex calciatore, ma tutti valutano i frutti del lavoro del Maldini dirigente. E in questi ultimi due anni di “vero” Milan c’è molto, se non tutto, il merito di Paolo. A tutti i tifosi rossoneri l’augurio che il 2022 sia il terzo anno di questo nuovo ciclo del Milan firmato Maldini.

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