Sasha Volkov, leggenda del basket Urss, prende le armi per difendere l'Ucraina

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Sasha Volkov, leggenda del basket Urss, prende le armi per difendere l'Ucraina
Sasha Volkov, leggenda del basket Urss, prende le armi per difendere l'Ucraina

Alexander "Sasha" Volkov, ex campione della nazionale di basket Urss, il primo sovietico a sbarcare nella NBA, ha preso le armi per difendere l'Ucraina dall'invasione russa.

Il 58enne ha inviato una foto via whatsapp ai suoi amici del mondo del basket italiano, tra cui Charlie Recalcati e Dino Meneghin, per far sapere loro di essere "sul campo", precisamente a Kiev, munito di fucile. Come mostra La Giornata Tipo, famoso sito specializzato nel mondo della pallacanestro, Volkov è in auto con lo sguardo rivolto al cellulare, mentre completa la ronda per le strade della capitale ucraina, in uno scenario di guerra terrificante.

Pensando al suo glorioso passato sportivo, di certo non si sarebbe mai aspettato di dover combattere contro i russi. Con la nazionale dell’allora Unione sovietica, assieme alla stella lituana Sarunas Marciulonis, Sasha Volkov ha infatti vinto tutto: 1 Oro Olimpico, 2 Argenti Mondiali, e 3 medaglie Europee. Mentre oggi lo vediamo in mimetica e armato fino al collo per difendere l'Ucraina dagli attacchi russi.

Sasha Volkov
Sasha Volkov

Volkov è stato per tre anni un giocatore della NBA americana: con gli Atlanta Hawks ha complessivamente giocato 149 partite chiuse a quasi 7 punti di media. Nato in Siberia ma di famiglia ucraina, Sasha ha fatto innamorare subito gli americani, quando era un giovane talento, ma l'Urss gli aveva dato l'ok per trasferirsi negli Stati Uniti solo il 3 novembre del 1989, sei giorni prima della caduta del muro di Berlino.

Volkov ha giocato anche in Italia, dominando e dando spettacolo in tutti i palasport di Serie A. Memorabile la stagione trascorsa alla Viola Reggio Calabria (quella del 1992-93, con Charlie Recalcati allenatore).

Stando a quanto raccontato dalla Gazzetta dello Sport, Volkov nei primi giorni di bombardamento in Ucraina aveva condiviso la sua frustrazione anche con i suoi conoscenti italiani: "Non ci posso credere, stanno bombardando", erano state le sue parole, prima di dar seguito con i fatti a una chiamata alle armi inimmaginabile soltanto qualche settimana fa.

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