Segnare per primi o inseguire? Le statistiche sui gol realizzati nelle finali degli Europei

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C'è grande attesa per la finale di Euro 2020 tra Italia e Inghilterra, di scena domenica 11 luglio nella suggestiva cornice di Wembley. Il pubblico presenta allo stadio (in gran parte inglese) risulterà un fattore importante per la formazione di Gareth Southgate, ma l'intraprendenza e la compattezza degli azzurri aiuteranno la Nazionale di Roberto Mancini a superare l'ultimo ostacolo di una competizione lunga e faticosa. Per ingannare il tempo e azzardare un pronostico, è impossibile non affidarsi alle statistiche offerte da FootStats.it, realtà specializzata in statistiche del calcio internazionale che ha confrontato risultati e marcatori delle finali degli Europei dal 1960 a oggi. Nell'arco di questi sessant'anni, nove partite si sono concluse entro i tempi supplementari (1964; 1972; 1980; 1984; 1988; 1992; 2004; 2008; 2012); quattro hanno avuto bisogno di 120' (1960; 1996 golden gol; 2000 golden gol; 2016) e soltanto una dei rigori (1976).

Euro 2020 | Robbie Jay Barratt - AMA/Getty Images
Euro 2020 | Robbie Jay Barratt - AMA/Getty Images

Ma la vera domanda è: segnare per primi porta davvero dei vantaggi? Affidandoci nuovamente ai numeri, per 12 volte il trofeo è andato nelle mani di chi ha realizzato il gol iniziale. Hanno fatto eccezione: Euro 1960 (Jugoslavia battuta dall'URSS), Euro 1968 (Italia vittoriosa sulla Jugoslavia nel successivo replay del match), Euro 1996 (Repubblica Ceca rimontata dalla Germania) ed Euro 2000 (Italia ko al cospetto della Francia). Inoltre, sono 16 le reti siglate nei primi 45', 19 quelle realizzate nella ripresa. Il cosiddetto NoGoal si è verificato in 8 circostanze. Oltre a vincere la contesa, i marcatori che vorranno entrare nella storia degli Europei dovranno essere rapidissimi nello sbloccare il risultato: il record di sei minuti appartiene a Jesus Maria Pereda con la Spagna nel 1964.

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