I segreti del gol di Lautaro e il perché l'Inter non vince per caso. Marotta e Conte lo sapevano...

Gianluca Minchiotti
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L'Inter prima ti sfinisce e poi ti punisce, all'insegna di una superiorità fisica che ormai si delinea nettamente sul resto del campionato, e che sta consentendo alla squadra di Antonio Conte di viaggiare a ritmi serrati verso lo scudetto, con un vantaggio di 9 punti sulla seconda in classifica, il Milan. L'ultima giornata di campionato disputata, la 27esima, ha surrogato alla perfezione questo tipo di superiorità nerazzurra in un unico episodio, il gol di Lautaro Martinez che ha permesso ai nerazzurri di vincere la partita con il Torino. Nel gol del Toro al Toro si condensano tre elementi che contrassegnano il modo in cui i nerazzurri stanno vincendo questo campionato.

I NUMERI - Ci sono tre statistiche di squadra, in particolare, nelle quali l'Inter è nettamente prima: la media dei km percorsi (quella della squadra di Conte è di 113 a partita, la più alta del campionato), il numero dei cross (165 quelli utili per l'Inter, la Lazio che è seconda in questa graduatoria è a quota 132, il Milan a 117 e la Juventus a 114) e il numero dei gol realizzati di testa (13 per la capolista, la Juve seconda è a quota 9, il Milan a 7). Nel gol di Lautaro questi elementi ci sono tutti e tre: la rete è arrivata all'85', dopo che i nerazzurri avevano sfinito i granata sul piano fisico e con un possesso palla del 63%, su un bel cross (di Alexis Sanchez) e di testa, con la stupenda girata 'alla Crespo' di Lautaro.

LE SCELTE - Insomma, un gol che può essere considerato come un simbolo di questa Inter, del suo modo di giocare e del suo strapotere fisico sul resto della Serie A, strapotere impersonificato alla perfezione da Romelu Lukaku, ma non solo. Il modo di giocare e di imporsi della squadra di Conte è figlio delle scelte di mercato del club, improntate alla ricerca e al mantenimento di giocatori con un tipo di caratteristiche ben definito (pensiamo ad Hakimi, in particolare), e ci mostra un disegno preciso, un progetto di squadra e di giocatori studiato e applicato. E questo è il principale merito dell'Inter costruita da Marotta, Ausilio e Conte. Una squadra che non vince per caso.