Serie A: rosso da 2,5 miliardi, solo 3 club senza aiuti dalle banche. Troppe plusvalenze e problema ingaggi

Calciomercato.com

Se il campionato di Serie A non dovesse ripartire per i club di Serie A la situazione economica si farebbe estremamente preoccupante. Sì perchè se nell'ultimo anno il fatturato dell'intero movimento è cresciuto sono aumentate ancor più le spese che per il sistema di oggi appaiono fuori controllo. Nell'inchiesta pubblicata dalla Gazzetta dello Sport, che ha analizzato i bilanci dei 20 club di Serie A i numeri confermano l'estrema necessità da parte delle società della massima serie sia che il campionato ricominci, sia di interventi diretti a sostegno dell'impresa.

COSTI - Nel 2018-19 i costi della Serie A sono arrivati a toccare 3,5 miliardi di euro con un incremento di circa 500 milioni rispetto ai soli 300 milioni di crescita del fatturato complessivo arrivato a 2,7 miliardi al netto delle plusvalenze. Il dato che più preoccupa è però l'incremento dei debiti che sfiorano ormai i 2,5 miliardi e di cui gran parte è nei confronti delle banche e degli istituti di factoring a cui i club di A hanno ceduto in anticipo gli incassi previsti dai diritti tv per avere flusso di cassa.

STIPENDI E AMMORTAMENTI - Se gli incassi sono aumentati, soprattutto grazie a diritti tv, introiti uefa e dal boom di Inter e Juve anche dal punto di vista commerciale, il "tesoretto" accumulato, riporta la rosea, è tutto consumato dalle spese sportive con gli stipendi che sono addirittura cresciuti di quasi 300 milioni (1.756 milioni annui) e gli ammortamenti del costo storico dei calciatori di almeno 100 (787 milioni annui). Costi monstre a cui i club hanno tendenzialmente posto rimedio con numerose plusvalenze interne ed estere.

UTILI E BANCHE - Tutto il calcio in Europa è nella stessa situazione, ma non sarà semplice uscirne. In Serie A hanno chiuso in attuivo gli ultimi bilanci soltanto 5 club su 20 e si tratta di Napoli +29,2, Atalanta +24, Sampdoria +12,1. Sassuolo +8,1 e Udinese +1,2 mentre solo 3 club (Cagliari, Napoli e Torino) non hanno debiti bancari. In questo scenario i club "in vendita come Sampdoria e Roma" rischiano di dover sperare nella chiusura delle trattative in tempi brevi o, purtroppo, si ritroveranno, ancora una volta, costrette a ricercare in un mercato privo di denaro plusvalenze che generino flussi di cassa.

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