Sfortuna Ibrahimovic: la sua maledizione europea non ha fine

Il Manchester United non si è ancora pronunciato ufficialmente, ma la stagione di Zlatan Ibrahimovic è già conclusa. Una beffa che ha quasi dell'incredibile, considerato che, praticamente per la prima volta nella propria carriera, il centravanti svedese sarebbe potuto diventare protagonista anche in Europa, e non solo in patria.

Lo United è in semifinale di Europa League. Ci è arrivato anche grazie all'aiuto del proprio supereroe, nonostante questi sia rimasto a secco in entrambe le tesissime sfide contro il gagliardo Anderlecht. E ora è il chiaro favorito tra le quattro che si giocheranno il trofeo: la squadra di Mourinho è di un altro livello rispetto al Celta, il prossimo avversario, ma anche rispetto a Lione e Ajax, le due possibili rivali nell'eventuale finalissima.

Insomma, questo poteva davvero essere l'anno buono per Ibra. L'Europa League non è la Champions League, ma il tabù poteva finalmente essere spezzato. E invece niente: lo svedese non ci sarà in una possibile finale che - ironia di una sorte più che mai beffarda - si giocherà proprio a Stoccolma, nella sua Svezia. E forse contro l'Ajax, il club con cui 15 anni fa si fece conoscere al grande calcio.


Ibrahimovic ha trionfato in tutti i Paesi in cui ha posato i propri piedi dopo l'esordio al Malmö: in Olanda con gli ajacidi, in Italia con Juventus, Inter e Milan, in Spagna col Barcellona, in Francia col PSG. E pure in Inghilterra, dove ha già vinto Community Shield e League Cup col Manchester United.

Gli manca appunto l'acuto europeo, anche se nel suo palmares compaiono la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club vinti col Barça nel 2010. Una gara secca nel primo caso, un torneo corto nel secondo: poca roba. L'Europa League avrebbe rappresentato per lui una sorta di redenzione, di purificazione. Proprio al tramonto della carriera, quando le primavere si apprestano a diventare 36.

Così, di Ibrahimovic rimarrà il ricordo di un campione tanto determinante nelle competizioni nazionali quanto inconsistente ogni volta che in Champions League si è fatto sul serio. Dominante da una parte, sparring partner dall'altra. Dall'Ibra-supremacy allo sguardo smarrito di chi, ogni anno, vede vincere gli altri. Anche per questo Zlatan non si è mai nemmeno avvicinato al Pallone d'Oro.


E poi c'è la famosa questione del tempismo - come dire - discutibile nei trasferimenti: Ibrahimovic che lascia l'Inter e 12 mesi dopo guarda la Champions League finire nelle mani degli ex compagni, Ibrahimovic che dice addio tra le polemiche al Barcellona e subisce la medesima umiliazione. Una specie di gatto nero, com'era considerato Zinedine Zidane prima di rompere il tabù al Real Madrid, da giocatore e poi da allenatore.

Poteva essere questo l'anno giusto. Può ancora esserlo per il Manchester United, al momento fuori dalla Champions in Premier League ma favoritissimo in Europa League, ma di sicuro ancora una volta non lo sarà per lui. A Stoccolma, se la squadra di Mourinho ci arriverà, Ibra si siederà in tribuna in mezzo ai suoi connazionali: se il destino ha deciso di intromettersi, lo ha fatto nel modo più crudele.

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità