Shevchenko: "Il Milan una famiglia, sarebbe un sogno allenarlo. Vi racconto il rigore alla Juve a Manchester"

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Antonio Parrotto
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Andriy Shevchenko, uno dei grandi ex attaccanti del Milan, è stato intervistato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa" su Rai 3, per raccontare la sua carriera e per pubblicizzare il suo libro, scritto con Alessandro Alciato, dal titolo "Forza gentile". Ecco le parole di Sheva riprese da MilanNews.it.

L'arrivo in Italia?

"Al Milan i ritmi non erano diversi dall’Ucraina. Il modo di allenarsi sì, era più tattica. Le partite si giocano ad un’intensità più alta. La prima parola che mi ha insegnato Billy in milanese è stata "Bauscia", la uso ancora oggi (ride, ndr). Costacurta si è preso cura di me: uscivamo sempre a cena insieme e mi accompagnava in macchina. Albertini? Mi ha insegnato a cucinare e mi ha fatto un corso rapido (ride, ndr)".

Galliani?

"L'unica foto che ho messo nel libro è una con Adriano. Ha creduto in me sin dall'inizio, con Braida, da quel freddo di Kiev... È stata una decisione importante per la società, hanno creduto in me e ho vinto un Pallone d'Oro... devo dire grazie a loro".

Andriy Shevchenko | Quality Sport Images/Getty Images
Andriy Shevchenko | Quality Sport Images/Getty Images

Il Milan?

"Non è una squadra, è una famiglia. Quando arrivi a Milanello ti trattano come una persona di famiglia. Allenare il Milan? Un sogno".

La finale di Champions con la Juve?

"Ancelotti mi chiese di calciare per primo, ma andai per ultimo. Mentre mi avvicinavo al dischetto, mi stava passando davanti tutta la vita. Quello che è successo dopo è storia".

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