Shia LeBeouf insulta barista: "E' libertà di espressione"

Adx

Roma, 23 set. (askanews) - Shia LeBeouf è stato trascinato in tribunale da un barista per insulti infamanti. L'ex attore di "Transformers" ha dovuto rispondere alle accuse da parte di un uomo, la quale accusa di essere stata attaccata verbalmente da LeBeouf, in una sala bowling di Los Angeles per delle patatine fritte e un cocktail negato. L'attore perse la testa, tanto da inondare il povero David Bernstein con insulti diffamanti (tra i tanti, 'fottuto razzista'). Il barista chiede ora oltre 4 milioni di euro per danni morali. Shia LeBeouf, ha risposto tramite il suo legale Brian Wolf, sostenendo di aver semplicemente espresso la propria "libertà di espressione", come previsto dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Se non fosse un attore hollywoodiano, sottolinea LaBeouf, il barista non si sarebbe mai appellato ad un tribunale. Il suo obiettivo, rimarca Shia, è quello di spillargli soldi. Lo stress emotivo causato dall'attacco di LaBeouf avrebbe fortemente frenato il querelante Bernstein, limitandolo anche in ambito lavorativo. Il legale dell'attore, invece, fa notare come lo stesso barista abbia provato a colpire il suo assistiti con una bottiglia di Grey Goose, durante la baruffa. Shia, è la conclusione della difesa, avrebbe espresso semplici 'opinioni', tra le altre cose non violente e/o diffamatorie, tanto da non poter essere in alcun caso definite 'aggressive'.

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